giovedì 26 marzo 2015

Libri...dritti al cuore!

Buonasera a tutti.

Nell'ultimo post, vi ho accennato ad un progetto sui libri al quale stavo dedicando un po' di tempo. Ebbene, circa due settimane fa l'ho fatto partire! Si tratta sostanzialmente di un modo per condividere la mia passione per i libri (si lo so, l'ennesimo...ma stavolta lo mantengo, giuro!). Ho creato un canale Youtube con il mio nome (al momento, ho caricato un solo video, ma prossimamente ne caricherò un altro), una pagina Facebook, un account Twitter ed infine un nuovo blog. Preferisco tenere Foglie d'erba solo per le cose di argomento vario, per questo ne ho creato uno nuovo.
Spero che la cosa vi piaccia e che veniate in tanti!!

books animated GIF

A presto :*


venerdì 6 marzo 2015

Blogger a singhiozzo

Bene bene, guardiamoci in faccia. Avrete notato che da un po' di mesi a questa parte, pubblico si e no un post al mese e non sto più commentando altri blog. Non è che il blog non sia più una mia preoccupazione. Semplicemente, l'università mi sta mangiando viva. E quindi, tra esami, registrazioni da copiare, lezioni, spazi da riservare alle mie amiche, appunti da mandare a destra e a manca, una montagna (letteralmente) di libri da leggere e che vengono letti al rallentatore...non riesco a posarmi per scrivere un post decente. Non del tutto, almeno, e se lo faccio è a discapito di altre cose. Vi faccio l'esempio del post di ieri: l'ho scritto durante l'ora di filologia romanza, affidandomi sono al registratore e quindi non seguendo la spiegazione sulle isoglosse. L'ho copiato sul blog durante il pomeriggio e poi sono dovuta correre a Legislazione dei Beni Culturali. Studio nella giornata? Zero. Quindi, è una cosa che preferisco fare di rado, anche perché spesso, come dicevo sopra, ho la testa altrove. C'è poi il fatto che sto pensando ad un progetto dedicato ai libri che stavolta voglio mantenere e al quale dedico se va bene una decina di minuti al giorno, motivo per cui procede piuttosto lentamente. E c'è poi anche il fatto che nel week end dedico un'oretta alle due storie che sto scrivendo, una completamente mia e un'altra che è poi una fanfiction sul Trono di Spade ispirata ad un delirio fatto insieme alla mia amica Chris su Lyanna Stark e Rhaegar Targaryen. E poi, a volte guardo un film. Quindi, è per questo che non mi sto dedicando troppo al blog. Un giorno o l'altro ritroverò tutta la mia testa, anche se proprio non so dirvi quando.

Buona giornata a tutti!

Barts New Friend Books animated GIF    

giovedì 5 marzo 2015

La mia serata cinema

La mia serata cinema comincia uscendo dall'università, dopo una lezione sulle leggi relative ai beni culturali dell'Italia post-unitaria e una lunga discussione di politica con un collega. Piove. Tiro fuori l'ombrello e lo apro. La mia idea è quella di prendere una pizza nel centro. Mano a mano che avanzo, la giungla umana cambia: da studenti universitari stanchi si passa a donne in carriera che chiudono i loro uffici, commesse della Conad che finiscono il turno e commercianti che abbassano le serrande dei negozi. Davanti all'ufficio di un avvocato incontro una micia dalla pancia bianca e la testa e la schiena rosse e nere, visibilmente incinta, vogliosa di coccole. Mi fermo un po' per accarezzarla, poi continuo ad avviarmi verso la pizzeria...che si rivela chiusa per lavori. Ma ce n'è un'altra poco lontano, e insieme alla mia pizza prendo anche una fanta, da bere davanti al film. Fuori, a causa della pioggia tutto è deserto. Ne sono contenta, per una volta non c'è la folla di ragazzine truccate peggio di una drag queen e ragazzini che sembrano appena usciti da un video di Justin Bieber e non gli è neanche ancora mutata la voce. Cammino con la mia pizza bollente piena di formaggio fuso con l'idea di fare una passeggiata...ma mi rapisce una libreria. Le porte sono chiuse, ma si sentono soffocate le voci dei proprietari che mettono a posto e puliscono. Mi perdo a guardare la vetrina, a notare le copertine dei libri che già ho, quelle di libri che vorrei avere, quelle di autori che non sopporto, come l'ambiguo Michel Houellebecq che si aggiudica uno scaffale intero con Sottomissione. Alcune copertine mi attirano, altre no, mentre il formaggio fuso mi brucia la lingua. Dopo un buon quarto d'ora passato davanti alla libreria, scendo ancora un po' di più lungo Largo Cavallotti, a vedere la bottega dei cappelli. Ce ne sono per tutti i gusti, di tutti i colori, certo un po' da vecchia...ma comunque mi piacciono moltissimo. E' quella la vetrina che uso per ripassarmi un po' il rossetto. Infine, finalmente, mi avvio verso il cinema. Davanti c'è una piccola folla di persone che escono dal film precedente, Turner di Mike Leigh. Persone per lo più dai quarant'anni in su. Ormai, nel pubblico di Sassari chi ha la mia età è raro. Rimane solo un cinema, quando dieci anni fa ce n'erano quattro. Mi aspetto di essere l'unica in sala a vedere Mommy di Xavier Dolan.


E' uno dei miei registi preferiti e finalmente, dopo aver vinto il premio della giuria ex aequo con Jean-Luc Godard allo scorso festival di Cannes, viene distribuito in Italia.


Dovrò sopportare il doppiaggio, ma poco importa. ora che posso vedere un suo film al cinema, sopporto tutto. Prendo il mio biglietto, e so già che lo conserverò. Poi, entro in sala. Una sala che tra poco sarà sorprendentemente riempita da una trentina di persone. 


I film di Xavier Dolan parlano di quelli che, come dice con spregio uno dei personaggi 'normali' del film, vengono definiti disadattati. Una madre e un figlio che non vanno d'accordo su niente in J'ai tué ma mère. 


Un'amico ed un'amica dai gusti retrò che s'innamorano dello stesso ragazzo in Les amours imaginaires. 


Un trentenne professore che si scopre transessuale in Laurence Anyways. 


Un ragazzo che va al funerale del suo amante per conoscerne la famiglia in Tom à la ferme.


In Mommy, Dolan riaffronta il tema della madre lasciato un po' in disparte ma non del tutto dopo J'ai tué ma mère. C'è sempre una madre, nei suoi film, e spesso non è uno degli esempi migliori di figura materna. 

 

Dopo che in un Quebec immaginario è stata votata una legge che permette ai genitori di un figlio affetto da problemi psichici di abbandonarlo legalmente, Diane si ritrova ad essere costretta a riprendere a casa il proprio figlio Steve, affetto da deficit di attenzione e da crisi che lo rendono violento. Perde il lavoro e si ritrova in una situazione sempre più difficile, nonostante l'aiuto della vicina Kyla.


La storia prosegue verso la sua inevitabile conclusione, e io mi ci perdo dentro, nonostante il doppiaggio mi disturbi parecchio, perché lo stile di Dolan è lì, con i suoi colori, le sue bellissime musiche e i costumi, i primi piani, le immagini che d'un tratto scorrono a ritmo più lento. 


Quasi a sottolineare la chiusura, l'oppressione dei suoi personaggi, schiacciati dagli incontrastabili eventi della vita, Dolan ha scelto per questo film il formato 1:1, un formato quadrato che sembra chiudere in una claustrofobica scatola il soggetto, senza vie d'uscita per l'occhio dello spettatore. E quando tutto sembra andare per il meglio, allora ecco che la scatola si apre, per tornare, lo spazio di un istante felice o di un sogno ad occhi aperti di una vita normale che mai avverrà, al classico formato rettangolare. Cosa che, insieme a tutto il resto, alla perfetta armonia dei dettagli, che saranno sempre utili e mai da tralasciare in un film di Xavier Dolan, mi ha lasciato con le lacrime agli occhi. Solo io posso piangere per formato...



Sono uscita dal cinema commossa come non mi accadeva da un po'. Probabilmente, il giorno in cui sarò madre e rivedrò questo film mi farà un effetto ancora peggiore. 


Lo consiglio a tutti per scoprire o riscoprire questo regista che secondo me è uno dei migliori in circolazione. 


"Nella vita non può accadere che una madre ami di meno suo figlio. L'unica cosa che accadrà, sarà che ti amerò sempre di più, e sarai tu che mi amerai sempre di meno."



















































mercoledì 18 febbraio 2015

Elogio della matita

Colorata e appuntita, chiusa nel pugno e brandita come un'improbabile arma, la matita è diventata il simbolo dei drammatici accadimenti di Parigi. Dobbiamo chiederci se non si tratta del suo ultimo, tragico momento di gloria, prima di imboccare la via dell'ineluttabile tramonto.Con la matita abbiamo imparato a scrivere, a tracciare su un foglio di carta pensieri articolati secondo un ordine convenzionale e comprensivo. Sono, però, bastati pochi decenni a trasformare matita e carta in strumenti d'altri tempi. Preferiamo affidare i nostri pensieri ai tasti di virtuali macchine da scrivere -computer, tablet, telefoni- spesso mediante il solo uso dei pollici. Alla scrittura -quella vera, faticosa, fatta di macchie, cancellature e steli masticati- riserviamo tutt'al più un'esistenza di nicchia.


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Negli USA (in alcuni Stati federali) e in Canada, ai bambini non si insegna più il corsivo e il computer sostituisce la matita sin dai primi anni di studi. Nei Paesi Bassi, esistono già oggi scuole in cui il tablet ha totalmente soppiantato quaderno e penna, mentre la Finlandia ha appena deliberato di eliminare, a partire dall'autunno del 2016, il corsivo dai piani di studio delle scuole elementari.
C'è, dunque, chi sostiene che unire con la propria mano lettere su un foglio di carta sia troppo faticoso, soprattutto per i giovanissimi che in quel processo devono cimentarsi. Il computer risolverebbe il problema, permettendo ai digitalizzandi di concentrarsi di più sul contenuto stesso dello scritto.

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Ci sentiamo di obiettare: la calligrafia, il corsivo in particolare, è la trasposizione materiale dei nostri pensieri mediante un processo che dal cervello passa direttamente alla mano, e da lì, attraverso la matita (o la penna) arriva sulla carta. Studi eseguiti negli stessi Stati Uniti e in Francia dimostrano che vergare le lettere, piuttosto che sceglierle su una tastiera, attiva un numero superiore di regioni del cervello e tende a far ricordare meglio ciò che è stato appena scritto. La ''lentezza'' della matita favorisce concentrazione e creatività. E non solo nei bambini.

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Scrivere a mano, insomma, fa bene alla mente. Fermi restando i benefici nonché l'ineluttabilità della rivoluzione digitale.

Di Andreas M. Steiner, da Archeo-Attualità del passato, Febbraio 2015

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Da quasi cinque anni, tengo un'agenda. Non è un vero e proprio diario, piuttosto un luogo nel quale annotare eventi, frasi, pensieri, deliri. Ormai sono alla terza agenda, una Moleskine di colore nero sulla quale ho appiccicato l'adesivo del busto di un soldato dalla camicia e dal casco nero a fiori rossi e il viso a stelle e strisce. Ci scrivo con un penna stilografica. Ciò che amo della penna stilografica è la sua forma elegante, il modo in cui va tenuta in mano, il regolare controllo del livello d'inchiostro e il cambio della boccetta vuota. Quei pochi secondi di pausa dalla scrittura durante i quali, alla fine di ogni riga, per evitare sbavature metto sullo scritto un pezzo di carta bevitrice tagliata con le misure della tasca alla fine dell'agenda. Il mio rapporto con le penne stilografiche è iniziato poco prima delle medie, con un pacco dalla Francia nel quale ce n'erano parecchie, insieme a boccette d'inchiostro di tutti i colori. Per un periodo le usai anche a scuola, finché le professoresse non mi chiesero di tornare alle Bic. Negli anni, ad una ad una quelle prime penne stilografiche si sono rotte per il troppo uso, e solo da qualche settimana, da quando i miei mi hanno regalato una bellissima e precisa stilografica Pilot, ho potuto riassaporare tutti i rituali descritti poc'anzi. Durante il periodo in cui non ne avevo, non ho scritto molto nella mia agenda. E' come se le due cose fossero interconnesse.

Risultati immagini per penna stilografica

A volte ho tentato di tenere una sorta di agenda sul computer, ma l'ho abbandonata dopo poco. E' meglio la carta, la penna, cose vive in un certo qual modo, più tangibili. Spesso, i post che pubblico su questo blog sono prima stati scritti nell'agenda. C'è qualcosa di più vero, a mio parere, in quei post, di meno artificiale. Nonostante, se non esistesse il computer, non stareste leggendo queste parole.



















venerdì 30 gennaio 2015

Vanishing

Il vuoto si colma.
Il volto sbiadisce.
Percezioni di baci e carezze fantasma si raffreddano.

E tu diventi un estraneo dalla voce sconosciuta,
Come acqua scorri via dalla mia mente.

lunedì 12 gennaio 2015


7 gennaio 2015, non ho voglia di andare a letto,
Preferisco prendere una penna, perché stasera, Sono Charlie, 
I fautori della libertà hanno incontrato il loro destino
Stasera scrivo per loro perché non so disegnare


Siamo 66 milioni ad avere la stessa idea
Perché le loro cartucce di inchiostro, a loro, non siano mai più svuotate
Lasciamo delle tracce indelebili perché il futuro possa sapere
Che il loro talento e il loro coraggio non vivono solo nelle nostre anime


Scrittori, parolieri, disegnatori, grafici,
Musicisti, poeti, pittori e scultori, 
Celebrità e anonimi, professionisti e amatoriali,
Facciamo in modo che questo slancio si veda più lontano che su Twitter


Degli uomini sono morti per difendere la libertà di espressione
Ma le loro idee devono risplendere, non subire nessuna pressione
Contro l'oscurantismo, con onore e insolenza
A noi prendere le matite perché il loro combattimento abbia un senso


Ho male all'essere umano, come siamo arrivati fino a questo?
Persa in questo casino, la libertà canta a cappella
La barbarie cresce senza alcuna traccia di dignità
Nel 2015 il mondo ha perso ogni traccia di umanità


Je suis Charlie
Je suis Charlie
Je suis Charlie


Se solo i mesi che arriveranno potessero farmi mentire
Se solo questo dramma abietto potesse farci crescere
Possiamo noi riunirci per credere insieme al miglioramento 
Qualunque cosa accada, ho una penna poiché, stasera, sono Charlie


Gran Corps Malade, Je suis Charlie