La mia serata cinema comincia uscendo dall'università, dopo una lezione sulle leggi relative ai beni culturali dell'Italia post-unitaria e una lunga discussione di politica con un collega. Piove. Tiro fuori l'ombrello e lo apro. La mia idea è quella di prendere una pizza nel centro. Mano a mano che avanzo, la giungla umana cambia: da studenti universitari stanchi si passa a donne in carriera che chiudono i loro uffici, commesse della Conad che finiscono il turno e commercianti che abbassano le serrande dei negozi. Davanti all'ufficio di un avvocato incontro una micia dalla pancia bianca e la testa e la schiena rosse e nere, visibilmente incinta, vogliosa di coccole. Mi fermo un po' per accarezzarla, poi continuo ad avviarmi verso la pizzeria...che si rivela chiusa per lavori. Ma ce n'è un'altra poco lontano, e insieme alla mia pizza prendo anche una fanta, da bere davanti al film. Fuori, a causa della pioggia tutto è deserto. Ne sono contenta, per una volta non c'è la folla di ragazzine truccate peggio di una drag queen e ragazzini che sembrano appena usciti da un video di Justin Bieber e non gli è neanche ancora mutata la voce. Cammino con la mia pizza bollente piena di formaggio fuso con l'idea di fare una passeggiata...ma mi rapisce una libreria. Le porte sono chiuse, ma si sentono soffocate le voci dei proprietari che mettono a posto e puliscono. Mi perdo a guardare la vetrina, a notare le copertine dei libri che già ho, quelle di libri che vorrei avere, quelle di autori che non sopporto, come l'ambiguo Michel Houellebecq che si aggiudica uno scaffale intero con Sottomissione. Alcune copertine mi attirano, altre no, mentre il formaggio fuso mi brucia la lingua. Dopo un buon quarto d'ora passato davanti alla libreria, scendo ancora un po' di più lungo Largo Cavallotti, a vedere la bottega dei cappelli. Ce ne sono per tutti i gusti, di tutti i colori, certo un po' da vecchia...ma comunque mi piacciono moltissimo. E' quella la vetrina che uso per ripassarmi un po' il rossetto. Infine, finalmente, mi avvio verso il cinema. Davanti c'è una piccola folla di persone che escono dal film precedente, Turner di Mike Leigh. Persone per lo più dai quarant'anni in su. Ormai, nel pubblico di Sassari chi ha la mia età è raro. Rimane solo un cinema, quando dieci anni fa ce n'erano quattro. Mi aspetto di essere l'unica in sala a vedere Mommy di Xavier Dolan.
E' uno dei miei registi preferiti e finalmente, dopo aver vinto il premio della giuria ex aequo con Jean-Luc Godard allo scorso festival di Cannes, viene distribuito in Italia.
Dovrò sopportare il doppiaggio, ma poco importa. ora che posso vedere un suo film al cinema, sopporto tutto. Prendo il mio biglietto, e so già che lo conserverò. Poi, entro in sala. Una sala che tra poco sarà sorprendentemente riempita da una trentina di persone.
I film di Xavier Dolan parlano di quelli che, come dice con spregio uno dei personaggi 'normali' del film, vengono definiti disadattati. Una madre e un figlio che non vanno d'accordo su niente in J'ai tué ma mère.
Un'amico ed un'amica dai gusti retrò che s'innamorano dello stesso ragazzo in Les amours imaginaires.
Un trentenne professore che si scopre transessuale in Laurence Anyways.
Un ragazzo che va al funerale del suo amante per conoscerne la famiglia in Tom à la ferme.
In Mommy, Dolan riaffronta il tema della madre lasciato un po' in disparte ma non del tutto dopo J'ai tué ma mère. C'è sempre una madre, nei suoi film, e spesso non è uno degli esempi migliori di figura materna.
Dopo che in un Quebec immaginario è stata votata una legge che permette ai genitori di un figlio affetto da problemi psichici di abbandonarlo legalmente, Diane si ritrova ad essere costretta a riprendere a casa il proprio figlio Steve, affetto da deficit di attenzione e da crisi che lo rendono violento. Perde il lavoro e si ritrova in una situazione sempre più difficile, nonostante l'aiuto della vicina Kyla.
La storia prosegue verso la sua inevitabile conclusione, e io mi ci perdo dentro, nonostante il doppiaggio mi disturbi parecchio, perché lo stile di Dolan è lì, con i suoi colori, le sue bellissime musiche e i costumi, i primi piani, le immagini che d'un tratto scorrono a ritmo più lento.
Quasi a sottolineare la chiusura, l'oppressione dei suoi personaggi, schiacciati dagli incontrastabili eventi della vita, Dolan ha scelto per questo film il formato 1:1, un formato quadrato che sembra chiudere in una claustrofobica scatola il soggetto, senza vie d'uscita per l'occhio dello spettatore. E quando tutto sembra andare per il meglio, allora ecco che la scatola si apre, per tornare, lo spazio di un istante felice o di un sogno ad occhi aperti di una vita normale che mai avverrà, al classico formato rettangolare. Cosa che, insieme a tutto il resto, alla perfetta armonia dei dettagli, che saranno sempre utili e mai da tralasciare in un film di Xavier Dolan, mi ha lasciato con le lacrime agli occhi. Solo io posso piangere per formato...
Sono uscita dal cinema commossa come non mi accadeva da un po'. Probabilmente, il giorno in cui sarò madre e rivedrò questo film mi farà un effetto ancora peggiore.
Lo consiglio a tutti per scoprire o riscoprire questo regista che secondo me è uno dei migliori in circolazione.
"Nella vita non può accadere che una madre ami di meno suo figlio. L'unica cosa che accadrà, sarà che ti amerò sempre di più, e sarai tu che mi amerai sempre di meno."
lunedì 3 novembre 2014
Buongiorno, cari lettori. Sono mancata per un po’, lo so. E
devo anche ammettere che il mio ultimo post non è stato il migliore che io
abbia mai scritto. Mi scuso, ma avevo bisogno di sfogo. Molto probabilmente non
è stato il miglior modo di farlo, così, in pubblico, ma ormai è fatta, so che
il messaggio è stato ricevuto e mi è stato anche risposto con poco tatto, tanto
che le mie amiche hanno pensato bene di intasarmi la bacheca di Facebook pur di
non farmi vedere il post incriminato...ma ormai, è fatta. Il passato non si può
cambiare, e per quel che mi riguarda ho accettato la risposta con una scrollata
di spalle.
Che dire. La mia vita procede come quella di una normale
ragazza di 22 anni. Anche se ultimamente mi sto reputando uno strano incrocio
tra una metallara e una nerd, nonostante non ami molto le etichette. Tutti i
giorni ho lezioni che terminano tardi, alcune interessanti, altre un po’ meno.
In particolare, quest’anno mi piacciono Antropologia Culturale ed Etnologia,
Etruscologia e Antichità Italiche, e Letteratura Italiana. Ed è soprattutto
grazie ai professori che li tengono. In realtà, in Antropologia ne ho due, due
donne, una piuttosto anziana con una vocina così sottile che le ho chiesto se
cortesemente mi lasciava mettere il registratore sulla cattedra, e una giovane
che ha conquistato il cuore di tutti i miei colleghi maschi (e anche di molte
donne). Il perché? Beh, diciamo che è grazie al suo linguaggio colorito. Una
professoressa che prima spiega che quello che vuole un uomo da una donna in
camera da letto è condizionato dai filmini porno che guardava da adolescente e
poi chiede preoccupata se in classe c’è un sacerdote, perché una volta un suo
allievo lo era e arrivati a quel punto della sua spiegazione è scappato a gambe
levate, non può che suscitare il riso. Ovviamente, si parla anche di cose
serie, come il modo in cui ci creiamo una sorta di microcosmo culturale tutto
per noi oppure il lavoro del grande studioso Franz Boas, del quale avevo letto
un libro sul linguaggio dei nativi americani qualche anno fa. La prima cosa che
mi ha colpito del professore di Etruscologia, invece, è stata la sua vaga
somiglianza a Babbo Natale. La seconda, il suo accento laziale. La terza, il
fatto che anche lui, in quanto a linguaggio, non scherza. Diciamo che è un
Babbo Natale che non disdegna le parolacce. Il mio professore di Letteratura
Italiana, invece, mi piace per il modo in cui spiega. Purtroppo, non ho avuto
la fortuna di fare molto bene questa parte del programma alla superiori, e così
mi sta sembrando di riscoprire Dante. Non vedo l’ora di cominciare il
Canzoniere di Petrarca, che tra l’altro ho trovato per tre euro e cinquanta in
una bellissima edizione del 1969 con la copertina in pelle bianca decorata con fregi
dorati della Fabbri Editori. Amo la piccola libreria di libri usati nella quale
l’ho comprata. Si trova in una stradina del centro storico di Sassari, e ci si
può trovare di tutto, dai manuali sulle erbe aromatiche ai saggi sul nazismo in
Europa del Nord, dai libri di pirati a quelli della Harmony. Un Natale ci ho
anche trovato un libro in francese per mio padre e Balla coi Lupi per mia
madre. Edizione scolastica, con le domande per vedere se aveva capito bene ciò
che aveva appena letto. Per il resto, l’università va bene, anche se gli esami
da dare sono praticamente il doppio rispetto all’anno scorso. Ma sono
confidente nelle mie capacità. Se ce l’ho fatta l’anno scorso, ora che ho
capito bene il sistema e il come studiare sarà tutto più facile, no?
Mi ritrovo ancora a parlare di libri! Sto finendo Il Regno
dei Lupi di George Martin e tra poco ve ne posterò la recensione. Martin si sta
rivelando un autore davvero impegnativo. Non che non mi piaccia, Tyrion
Lannister rimane il più bel personaggio che io abbia mai incontrato, e Arya e
Bran stanno diventando sempre più inquietanti. Però, non mi prende in modo
particolare. Quindi, anche perché ero molto curiosa, ho cominciato a leggere al
tempo stesso un’altra saga, quella dei Mercanti di Borgo Mago di Robin Hobb,
tra l’altro molto apprezzata dallo stesso Martin. Nel weekend, sono capace di
leggere 100 pagine della Hobb e solo 40 di Martin. Sarà anche perché mi sono
innamorata... Lui è un pirata, è subdolo e ambizioso come Jack Sparrow ma non
gesticola come lui. Si chiama Kennit, e io e la mia amica Chris ce lo dovremo
dividere. Scherzo, ma solo in parte: Kennit è veramente fantastico. Insomma, il
fantasy è il genere di libri che sto leggendo ultimamente. Un’overdose, lo ammetto, e il bello è che non è finita qui!
Tra i miei prossimi progetti di lettura, tra taaanto tempo, ci sono anche le
Cronache di Terramare di Ursula K. Le Guin (8 volumi), Il Canto della Rivolta
di Suzanne Collins, La Vera Storia di Capitan Uncino di Pier Domenico
Baccalario e Il Ragazzo dei Mondi Infiniti di Neil Gaiman e Michael Reaves.
Dopo, credo che mi farò una bella cura di libri ambientati nel mondo reale e in
francese. Se sopravvivo, ovviamente. E se nel frattempo George Martin non avrà
pubblicato il sesto volume del Trono di Spade. Non si sa mai, con quell’uomo
dal berretto da marinaio. Aver letto che non esclude un ottavo volume perché la
storia è complicata e comincia a non capirci niente neanche lui mi ha dato un
brivido di terrore.
Un’altra cosa che mi sta appassionando ultimamente è Star
Wars. Quest’estate, con mio padre,ne abbiamo comprato tutti e sei i film. E che
dire...mi piace. E tanto. Il mondo creato da George Lucas è semplicemente
affascinante. Preferisco i film più recenti a quelli più vecchi, è come se
fossero più completi, più articolati nella trama e nell’ambientazione. Obi-Wan
Kenobi è l’incarnazione della saggezza, insieme a Yoda, ovviamente, ma anche
Anakin Skywalker, il futuro Darth Vader, fa la sua figura. Lo odi e lo ami al
tempo stesso. E la ragione per la quale passa al lato oscuro è romantica. Sembra
un personaggio romantico, in effetti, di quelli che trovi nei romanzi di
Charlotte o Emily Bronte. Perseguendo il suo obiettivo, cercando di amare, non
fa altro che autodistruggersi. Il personaggio che mi piace di meno, invece è
Padme Amidala. Nella Minaccia Fantasma, è una donna forte e coraggiosa, capace
di imbracciare una pistola per difendere il suo pianeta. Poi, dal secondo
episodio in poi si trasforma in una creaturina lacrimosa che altro non sa dire
se non ‘Oh Anakin, cosa ti succede’. Aho, tuo marito sta passando al lato
oscuro, io telespettatrice noto i suoi cambiamenti fisici dalla tv, tu ce l’hai
davanti in carne ed ossa, possibile che non te ne accorgi?? Vabbeh, in questo
caso George Lucas poteva fare di meglio. Ora ho cominciato a guardare, su
Youtube, la prima stagione della serie di cartoni animati The Clone Wars, e
ovviamente aspetto l’episodio VII diretto da J.J. Abrahams che stanno girando
in questi giorni e che uscirà l’anno prossimo a dicembre. Ho anche appassionato
le mie amiche, e Chris, da un viaggio che ha fatto a Cracovia, mi ha riportato
questa spilla. L’ho attaccata al giubbotto. E fa una certa figura con la
treccina da padawan jedi che mi faccio da qualche tempo. Mi hanno già detto,
per la strada, ‘che la Forza sia con te’.
I miei gatti stanno bene. Si stanno facendo le riserve di
grasso per l’inverno, come se ne avessero bisogno, visto che hanno una casa
calda e si possono addormentare vicino alla stufa. Zoe è la solita fotomodella.
Gin caccia tutto ciò che si muove. Max si diverte ad arrivare correndo in
camera mia, saltare sulla mia scrivania, chiacchierare con me (“Mreow!” “Meuuu”
“Rueeeow!!”) e poi giocare a nascondino dietro le tende della mia finestra.
Chassy, invece, viene per mangiare e poi va via a cercare gatte. Una classica
vita da felini domestici, insomma.
Bene, ora vi lascio. Questo blog mi manca...spero di
riuscire ad essere più presente prossimamente. Intanto, baci a tutti. E spero
che questa canzone della bravissima violinista Lindsey Stirling (quella ragazza
balla e suona al tempo stesso, incredibile!) e Peter Hollens, tratta dal
videogioco Skyrim, vi piaccia. Ciao ciao.
venerdì 15 agosto 2014
Jumanji,
per il quale mi spaventavo ogni volta che mio padre si divertiva a fare quei
ritmici colpetti sotto al tavolo, Hook-Capitan Uncino, per il quale sognavo di
andare all'Isola Che Non C’è, per volare e divertirmi con le sirene e
sconfiggere quel cattivo di Capitan Uncino, Mrs. Doubtfire, per le risate senza
fine ogni volta che la maschera cade per la strada e viene schiacciata da un
camion, L’uomo bicentenario per quella sua malinconica poesia che non riusciva
a sfuggirmi anche allora, Flubber, uno dei pochi film che ho visto al cinema in
Francia e del quale avevamo un adesivo sul vecchio frigo. Più tardi, L’attimo
fuggente, il mio film preferito in assoluto, per quel Carpe Diem e quel ‘Oh
Capitano, mio Capitano!” ritrovato con un sorriso leggendo Foglie d’Erba di
Whitman e Una notte al museo, per quel simpatico Teddy Rooswelt che d’un tratto
spaventa il povero guardiano di notte Ben Stiller. E “Goooooooooooooooood
Morning Vietnam!!!”. Film visti decine e decine di volte, in particolare quelli
di quando ero piccola, ai quali si associa un periodo, un ricordo, un’intensa
emozione di bambina che parla alle lumache o di adolescente cinefila fino al
midollo che si sente al di fuori della massa. E ogni volta quel volto un poco
rugoso e comune, che t’ispira il sorriso. Ma è un volto, dietro alla maschera
si cela altro, come purtroppo spesso accade nel mondo dello spettacolo. Da
poco, su Facebook, gli avevo anche augurato buon compleanno. E in questi giorni
pensavo di guardare Il mondo secondo Garp, nonostante sia immersa nello studio.
Guardando le immagini alla tv, non so bene perché, ma mi sento invasa da una
grande tristezza, ed è una risata amara che mi sorge spontanea vedendolo mentre
passa l’aspirapolvere travestito da donnone in Mrs. Doubtfire, insieme a tutta
quella marea di ricordi. Ma così è. Come hanno detto alcuni, diverta Dio, Mr.
Robin Williams.
Oggi, vi recensisco un bellissimo libro che ho appena finito...giusto un quarti d'ora fa: Gli effetti secondari dei sogni della scrittrice francese Delphine De Vigan.
Lou Bertignac (come il famoso cantante francese, e infatti una volta ha raccontato che era un parente ma le cose si sono complicate quando hanno cominciato a piovere richieste di autografi...) è una ragazzina di 13 anni con un'intelligenza fuori dal comune, tanto da aver passato un periodo in una scuola specializzata per bambini superdotati e da essere già al secondo anno di liceo. Ama fare esperimenti bizzarri, come testare la capacità di assorbenza delle diverse marche di spugne, si pone domande come "Quando si bacia un ragazzo si deve girare la lingua in senso orario o antiorario?", ma è piuttosto complessata, lei, piccolina, ancora con un fisico da bambina mentre nella sua classe ci sono ragazze che già portano un reggiseno e dei jeans stretti, mettono il rossetto e hanno msn. Come competere con loro nel timido sentimento che prova per Lucas, il bel ragazzo così sicuro di se che, al contrario di lei, a 17 anni è ancora ancora secondo anno?
Un giorno, il professor Marin dona da svolgere un tema. Lou decide di farlo sulle donne senza tetto, in particolare dopo aver visto una ragazza alla stazione, un po' più grande di lei ma che già vive per la strada. No ha solo 18 anni, eppure così vive, arrabbiata con il mondo che tollera il suo stato, i suoi abiti non abbastanza caldi, le notti insonni per il freddo e la vigilanza che non le si rubi niente dei suoi pochi averi, i suoi grandi occhi spenti sotto alla sporcizia.
Le due ragazze si conoscono, si raccontano, fanno si che due mondi che solitamente si ignorano si scontrino. E se all'inizio tutto sembra andare bene...purtroppo, l'amato precipizio non è mai lontano.
Gli effetti secondari dei sogni, da cui è stato tratto un film inedito in Italia nel 2010 (le foto sono tratte da quello), è un libro bellissimo, delicato e al tempo stesso forte, che tratta un argomento di quelli per cui lo stato storce il naso, una realtà che è preferibile ignorare per tutti i ben pensanti...e infatti anche questo critica il libro, mette il dito dove fa male attraverso lo sguardo di una ragazzina che molte cose le ha capite, eppure ha saputo mantenere un certo candore nei suoi pensieri, un'innocenza e un'ingenuità che ti disarmano, ti penetrano e ti guidano attraverso quel percorso circolare che è la storia. Semplicemente, stupendo, anche nello stile così veloce e al tempo stesso incisivo dell'autrice. Che dire, leggete questo libro, sarà tempo speso benissimo.
Volevo finire questo post ringraziando Martina per essersi iscritta tra i follower. Il suo blog My life ha appena aperto, ma ha tutte le potenzialità per diventare bellissimo, e lo dico anche conoscendola ;) Dateci uno sguardo!
A' bientot!!
lunedì 19 maggio 2014
Sarà che la figura del Joker, così crudele e cinica, scanzonata nella sua follia, mi affascina. Sarà che l'ultimo attore che l'ha interpretato è stato lui, Heath Ledger. Ma questa canzone mi ha rapita da una settimana, penso che centri in pieno la figura...
Ogni maggio ha un sapore speciale per me, quando arriva il momento di Cannes. E' tempo di cinema allo stato puro, di autori, di scoperte, di speculazioni...e di grande invidia per chi è lì e va a vedere i film, riempirsi di autografi e fare foto. E magari scambiare qualche parola con loro, i registi, gli attori, quelli che di solito puoi vedere solo sulle foto patinate dei giornali che ogni mese vai a comprare con deferenza da anni e anni, tanto che ormai puoi farci delle poltrone, con i giornali che ti hanno invaso la camera. Quest'anno poi, starò lì davanti alla tv a invidiare particolarmente quelli che andranno a vedere il nuovo film di Xavier Dolan, Mommy. Xavier Dolan è un regista del Quebec, ha due anni e mezzo più di me e ha già diretto cinque film. Tutti hanno ricevuto un premio, J'ai tué ma mère, Les amours immaginaires e Laurence anyways a Cannes e Tom à la ferme a Venezia. Un genietto. Che qui in Italia non vedremo mai distribuito, perché ai distributori italiani non capisco perché va bene far uscire La vita di Adèle, ma quando si tratta di amore omosessuali tra uomini lì...no, non va. Ed è così che i suoi film riesco a vederli solo se li passano sui miei pochi canali francesi, per giunta in terza serata. Ma sorvoliamo.
Quest'anno la competizione si annuncia fantastica come al solito. E non vedo l'ora di provare il piacevole formicolio, la piacevole attesa quando aspetti che al telegiornale parlino di Cannes. E allora...que la fete commence!!