domenica 3 settembre 2017

Partire

Se c'è una cosa che ho sempre odiato, fin da piccola, sono le partenze. Non importa che io sia certa che rivedrò quella persona che parte o che lascio indietro di lì a una settimana o un mese, le partenze mi hanno sempre messo l'ansia. Ho sempre avuto bisogno di avere chi amo intorno, e sapere che per un certo periodo ci sarà un'assenza e non potrò più condividere bei momenti insieme mi affossa. Negli ultimi due anni, poi, con gli andirivieni di me o del mio ragazzo tra Firenze e Sassari, le partenze sono diventate una specie di fobia. Sto male, ho le lacrime agli occhi, da una parte vorrei partire subito per non avere più questa sofferenza, dall'altra vorrei cercare di gustarmi ogni momento insieme. E le ansie quotidiane peggiorano solo le cose.

Stavolta, dovrebbe essere l'ultima. Lo spero con tutto il mio cuore, perché sarebbe il dolore prima della Gioa. La gioia di non dover più partire, di non avere sempre l'ansia di non riuscire a vedersi per mesi e di stare attaccati al telefono la sera senza la garanzia di poter avere una conversazione accettabile. La gioia di poter andare al cinema una volta la settimana approfittando dello sconto studenti, a vedere le peggiori nerdate come i migliori film d'autore. Di uscire con gli amici e bere un bicchiere insieme. Di portare a spasso il cane. Di andare ogni fine settimana a visitare un monumento o una mostra tutti e due, risoluzione presa di recente, questa.

Odio dover lasciare indietro una parte di me, ma al tempo stesso non vedo l'ora di iniziare veramente questa vita. Sarà dura, questo mese e mezzo fuori casa ha avuto momenti infernali perché l'ambiente è completamente diverso da quello da cui vengo, più frenetico e crudo. E io sono abituata alla calma, alla gente che non inizia a smattare, come si dice qui a Firenze, per un oggetto che non è a posto ma che anzi scherza sulla tua distrazione. Ed è una parte del mondo da cui vengo che amo, quella di non prendersi sul serio, e che vorrei mantenere come mia. Voglio cambiare, ma non così tanto. Voglio continuare a fare la mia tazza di tè tutti i giorni, a leggere un capitolo la sera, a camminare per i miei sette chilometri quando ci riesco. Cerco posti per fare escursioni, giardini da visitare -dopo Villa Fabbricotti e l'Orticoltura il prossimo ho deciso che sarà Boboli, anche se è lontano. Voglio poter riflettere maggiormente su me stessa e sui miei valori, su ciò che mi farebbe stare meglio nei periodi in cui sono giù e mi ritrovo a piangere per niente. Voglio tornare a meditare e a filosofeggiare sulla Natura e sul rispetto che le dobbiamo, da brava mezzo pagana come ormai mi definisco insieme ad atea. Non credo in una divinità, credo sollo alla Terra e al rispetto che le dobbiamo, perché senza di lei e alla chimica saremmo ancora polvere di stelle. Non si merita ciò che le stiamo facendo. Cerco di concentrarmi su questa voglia di cambiare, di attaccarmi a questi pensieri per poter uscire da questo periodaccio e da questa ansia che mi crea la mia nuova partenza. Devo mutare pelle, è difficile, ma ancora qualche spinta e ce l'avrò fatta. Per essere più tranquilla, e realizzata.



Bon voyage, Ko.

sabato 29 luglio 2017

Mi capita spesso, ultimamente, di pensare alla me che ha aperto questo blog. Era quello che si chiama un periodo buio, di quelli in cui ti senti talmente male che anche la luce del giorno sembra meno viva di quello che è in realtà. Per voltare pagina, chiusi addirittura il mio blog precedente, il tanto amato Where is my mind? che mi aveva fatto scoprire questa fantastica realtà virtuale e tante persone che, più o meno, a volte per vie traverse, seguo ancora.

Foglie d'Erba ha avuto una storia di alti e bassi. L'università mi ha preso tanto tempo, mi ha prosciugato la voglia di fare cose diverse che studiare o leggere. Solo da poco sto riuscendo a ritrovare qualche altro spazio, per colorare, per esempio, una piccola passione sorta un po' più di un anno fa, oppure per bere un té. O, ancora, e questa è la cosa più frivola, per curarmi ogni tanto i capelli con henné, olio di cocco e burro di karité. 

Sono molto cambiata da quella ragazza disperata che apriva un nuovo blog per allontanare l'adolescenza. Sono più felice? Per certi versi, si. Più tranquilla, probabilmente. Da quel periodo a volte mi rendo conto di avere ancora, purtroppo, delle cicatrici che si fanno vedere come testardaggine peggiore di un mulo e un po' di egoismo che devo imparare a gestire. Ma, per il resto, sono più soddisfatta di me stessa, dei miei studi che stanno per finire, almeno nella loro prima parte, e della persona che ora sta accanto a me. 

Ebbene si...mai avrei immaginato che un ragazzo conosciuto proprio in quel periodo, per caso, che abitava in una città come Firenze, lontana anni luce da quella che è la realtà di Sassari, sarebbe diventato un legame così importante che mi avrebbe portata dove sono ora. Seduta alla scrivania dell'Ikea nuova fiammante, ad ascoltare Bob Dylan e a scrivere questo post a notte tarda. 

E' da una quindicina di giorni, ormai, che mi sono trasferita in Toscana. Dopo un paio di giorni a Firenze, siamo andati a Viareggio, alla sua casa al mare, dove rimarrò praticamente fino a inizio settembre, quando tornerò in Sardegna a chiudere tutta quella burocrazia che aveva aperto la triennale  e a laurearmi. Dopo, ritorno in Toscana, inizio della magistrale in Scienze Storiche all'Università degli Studi di Firenze. Altra cosa che mai avrei immaginato tre anni fa, studiare in una città così bella e nella quale mi sento, anche, davvero bene. 

Lo ammetto, a parte venerdì 21 luglio, quando siamo andati alla Festa dell'Unicorno di Vinci, ho passato gli ultimi quindici giorni tappata in casa a studiare per la tesi. Non era soltanto il lavoro ad impedirmi di uscire, ma anche il fatto che dovevo rendermi conto. Rendermi conto che, in un certo senso, ora sono da sola, non ci sono più mamma e papà a cucinare per me, a scarrozzarmi in giro, a lavarmi i vestiti. In questi giorni ho imparato a fare una lavatrice, ho dovuto superare la mia paura di bruciarmi con l'olio quando preparo qualcosa di fritto, a perdermi in un posto che non conosco. Quest'ultima cosa, l'ho fatta questo pomeriggio. 

Ho sentito il bisogno di fare una passeggiata sulla spiaggia. Così, alle sette, ho messo le mie Converse nere quasi nuove fiammanti e sono uscita di casa per la prima volta. Il mio ragazzo mi ha proposto di portare con me Eva, la sua maremmana, con la quale sta nascendo un grande amore, ma ho rifiutato, non mi sentivo abbastanza sicura. Stasera, poi, ho saputo che dovrei metterle la museruola e non mi va, Eva sarà pure una bestiona che quando mi siedo è alta quanto me ma è brava, mi sentirei come se la torturassi a metterle quella roba attorno al muso. Comunque, da lì ho proseguito lungo la strada che, da quel che mi ricordavo, portava al mare. Non avevo sbagliato. La marina di Pietrasanta assomiglia a tanti posti di mare che ho visto anche in Sardegna, con il suo miscuglio di lingue, di accenti, di carnagioni, e i suoi palazzoni composti solo da appartamenti in affitto ai turisti e a quei toscani che ne hanno abbastanza dell'afa dell'Arno. Due cose sono molto diverse: il fatto che la maggior parte della gente va in giro in bici e le spiagge private. In Sardegna, al contrario che qui, la maggior parte delle spiagge sono libere e, sinceramente, le preferisco di gran lunga. Le spiagge private, con i loro ombrelloni e seggiole tutte uguali, le loro regole, la loro standardizzazione, mi stanno strette. Così, oggi, mi sono diretta alla spiaggia libera. Non c'erano molte persone, e mi sono incamminata fino alla riva. Ho visto tante conchiglie, ciottoli levigati, un granchietto morto. Ho aspirato il profumo del mare al tramonto, ascoltato la sua musica, osservato la luce del sole sull'acqua mentre facevo qualche foto e mi sono sentita bene, a camminare lungo la spiaggia. Non è il bosco, ma è sempre la Natura, che mi mette di buon umore e che alla fine delle mie camminate mi lascia sempre addosso una stanchezza bella, mi fa sentire pulita. La giornata è andata bene, ora ho solo bisogno di un buon libro per dormire sonni tranquilli. Sono tornata indietro in pace con me stessa dopo diversi giorni...finché, non mi sono resa conto che ero sbucata sull'autostrada invece che nel piccolo viale in cui sarei dovuta finire. Per fortuna, il problema si è risolto in fretta. Una chiamata veloce al mio ragazzo, l'inserimento in Google Maps della via in cui abita e dieci minuti dopo ero a casa con Eva che mi faceva le feste. Ancora una volta, me la sono cavata, più o meno da sola, ma me la sono cavata. E il piccolo incidente è stato dimenticato mentre pubblicavo le mie foto su Instagram attendendo che l'acqua della pasta bollisse. 

Sto di nuovo crescendo. E' un po' come finire un libro di un certo genere ed iniziarne uno di tipo completamente diverso. Ho ancora tante paure e dubbi da affrontare, ma, poco a poco, credo che ci riuscirò. Così come credo che riuscirò di nuovo a tenere questo blog, finalmente. Tutti questi piccoli momenti per me stessa mi sono mancati molto.  



sabato 13 agosto 2016

Amber

Buona...notte a tutti! Una delle cose che mi sono mancate in questi mesi è stato parlare di libri. Non ho letto moltissimo rispetto ai miei standard, ma qualcosina che mi ha colpita c'è stato. Come Amber, di Kathleen Winsor.


Da quel che ho capito leggendo un po' di commenti su Anobii, mi sono fatta l'opinione che relativamente a questo libro o lo si ama o lo si odia. Io credo di stare nel mezzo. per certe cose non mi è piaciuto, altre, invece, le ho apprezzate. L'ho letto anche abbastanza velocemente, cinque settimane per quasi 900 pagine. Contando sul fatto che ci ho messo sette mesi a leggere La Danza dei Draghi di Martin, credo di aver battuto un record degli ultimi tre anni...


La storia inizia nel 1644, quando la guerra civile tra realisti e parlamento imperversa. Amber St. Claire nasce in quell'anno, figlia di due nobili non legati dal vincolo matrimoniale. Viene affidata ad una coppia di contadini che la cresce come una nipote fino ai sedici anni, quando Amber rifiuta di sposare un contadino per scappare a Londra con Bruce Carlton, cavaliere della restaurata monarchia che sarà il suo grande amore ma la abbandonerà, incinta, per soddisfare la sua sete di avventure. Da lì, parte la scalata sociale di Amber che, di matrimonio in matrimonio e da un luogo ad un altro, arriverà ad essere una delle tanti amanti del re Carlo II.



Quando uscì negli Stati Uniti nel 1944, Forever Amber, questo il titolo originario dell'opera, fece molto scandalo per i numerosissimi riferimenti a legami e gravidanze fuori dal matrimonio, aborti, rapporti sessuali e scene erotiche, tanto che venne vietato in numerosi Stati. Nonostante questo, il romanzo incontrò un successo strepitoso, raggiungendo in una settimana le 100 mila copie vendute, secondo molti perché, in un periodo in cui le donne erano relegate ai fornelli e ai figli, la libertà morale della protagonista rappresentava tutto ciò che loro non potevano avere. Oggi, tutto questo non scandalizza più, e in questo senso si può dire che la storia è invecchiata.


Amber sembra un Armony, un rosa senza troppe pretese di trama. La protagonista, mano a mano che va avanti la storia, diventa sempre più odiosa, egoista, cattiva anche, quasi una dimostrazione vivente della corruzione che il potere porta. Il suo come altri sono personaggi che non hanno nessuna evoluzione, rimangono schiavi dei loro vizi e dei loro bassi desideri. La ricchezza di Amber sta nei dettagli, come la descrizione della società del tempo, degli abiti  e degli arredi, minuziosissima. In questo si vede il lavoro svolto dalla Winsor, appassionata del periodo della Restaurazione, che arrivò a leggere 200 volumi solo per preparare il suo libro. Il destino di Amber incrocia quello di personaggi realmente esistiti, dal re Carlo II ad alcune delle sue numerose amanti, come l'intrigante Barbara Palmer, la tragica Frances Stewart o l'apparentemente innocente attrice Nell Gwyn.



Dopo aver letto di tutti questi personaggi, ho fatto qualche ricerca su internet per saperne un po' di più su di loro, e una delle cose che più mi hanno colpita sono stati i loro ritratti. Se nel libro, infatti, vengono descritti come tutti bellissimi, nei quadri le donne piene di grazia di Amber non sembrano poi tanto tali, con quei nasi forti, le fronti troppo alte e i menti sfuggenti. E' incredibile come i canoni di bellezza possano tanto cambiare nel tempo...


Insomma, il giudizio finale per Amber è un nì. Mi è piaciuto per alcune cose, ma per altre no. Personaggi stereotipati e odiosi, scene fin troppo teatrali contrastano con un'ambientazione curata e descritta in modo minuzioso. Non consiglio di leggerlo se non amate gli Armony e i rosa.

E questo è tutto, alla prossima!

domenica 7 agosto 2016

Tzan-Tzan!

Mi è tornata la voglia di scrivere. Penso spesso a questo blog così abbandonato, che mi ripropongo sempre di riprendere dopo la laurea. L'università mi ha succhiato via sia il tempo che la voglia di scrivere, gli argomenti, le idee...ma, in questi giorni di pausa, la tastiera e le sue letterine, alcune delle quali messe un po' maluccio, mi hanno attirata di nuovo.

Sono stati mesi intensi, fatti di studio soprattutto. Ho recuperato il tempo perso in due mesi, tralasciando ore di sonno, di lettura, di passeggiate, con l'ansia di riuscire e avere voti alti sia per soddisfazione personale che per il fatto che il mio futuro si sta giocando proprio in questi anni e voglio offrire a me stessa e a chi mi starà vicino il meglio. Alla fine, ce l'ho fatta, e ora mi sto godendo una piccola pausa prima di affrontare la sessione autunnale di settembre e ottobre. L'ultima, se tutto va bene. Poi, dovrò pensare solo al tirocinio, al quale già sono stata ammessa, e alla tesi.

Mi sto prendendo una piccola vacanza. Sono a Milano per una decina di giorni, ospite di alcuni amici del mio ragazzo (ebbene si, tzan-tzan!). Vi lascio una foto del Duomo che ho scattato stamattina.


Non ero stata a Milano da anni, e non vedevo seriamente la città da ancora più tempo, da quando avevo nove anni. Continua a sembrarmi molto caotica, ma la galleria Vittorio Emanuele II da poco restaurata mi ha impressionata molto, soprattutto il pavimento con le sue stupende decorazioni.


E questo è tutto per oggi. Mi è mancato molto scrivere qui...avrete presto mie nuove. Ho già qualche idea su prossimi post...

Buona notte a tutti voi, vista l'ora tarda.

lunedì 8 febbraio 2016

Di scrittura, studio, classici e...Robin Hobb, as always!

Mi è mancato questo posto. Mi è mancato scrivere.


Sono stati mesi intensi, passati prima a studiare per gli esami, poi a seguire le lezione, poi di nuovo a studiare per gli esami. Queste non sono novità, da due anni e mezzo a questa parte, ma ci sono state anche quelle, alcune delle quali spero di potervi parlare a breve.

school arthur studying

Spesso ho pensato al mio blog abbandonato, fermo al sette agosto. E’ incredibile come nel web, sempre più rapido per la frenesia di condividere, ci possono essere angoli in cui il tempo ha la capacità di fermarsi ad un’immagine, e farlo andare avanti è un’opportunità nelle nostro sole mani. Un blog è così. E ora voglio far si che prenda di nuovo il suo corso, anche se sarà un po’ difficile visti gli impegni. Ma ora che sono più o meno riuscita a dare il giusto spazio a tutto nelle mie giornate, spero di poter inserire anche il blog. Ho iniziato rifacendo due settimane fa il look, decisamente invernale. Spero vi piacciano quei fiocchi di neve che piovono dal cielo. Anche solo modificare queste piccole cose è stata una boccata di ossigeno.


Probabilmente, vi parlerò di poche cose, di quelle più importanti e ovviamente in queste cose ci sono i libri che leggo e che mi colpiscono in bene e in male. Da poco ho finito Moby Dick. Si, mi sono buttata, alla fine! Ed è stato sorprendente, mi aspettavo un testo pesantuccio mentre invece la storia di Achab e della Balena Bianca si è rivelata affascinante, epica, piena di frasi che ho segnato nel mio quadernino e che mi hanno fatta riflettere molto sul significato di questo libro e ciò che ha voluto trasmettere Melville con il suo simbolismo. Ho cercato un po’ di informazione in rete per un futuro video per Youtube (se tutto va bene, lo giro questa settimana e lo posto la prossima) e mi rendo conto che non sono molto d’accordo con alcune tesi che ho trovato. Forse è questa la magia dei classici, quando ci toccano nel profondo, che la loro interpretazione diventa personale, magari non accettabile da un critico letterario professionista, ma già il fatto che in questo mondo dove si elabora sempre meno un pensiero proprio noi lo abbiamo fatto è qualcosa, no?


 In questi giorni invece, sto finendo Il Destino dell’Assassino di Robin Hobb. Si sempre lei. So che mi odiate visto che ne parlo quasi ad ogni post...


E’ l’ultimo libro della Trilogia dell’Uomo Ambrato, la terza ambientata nel mondo degli Elderlings. E si sta rivelando uno dei libri più tristi che io abbia mai letto...ma ve ne parlerò di sicuro.


 A proposito di Robin Hobb, per chi è interessato, qui per voi un link! La Sperling&Kupfer ha pubblicato il primo libro della trilogia The Fitz and the Fool, della quale la Hobb sta scrivendo il terzo volume, previsto per la primavera del 2017. Quando ho visto la notizia stentavo a crederci, e invece, il giorno stesso, sono andata in libreria. In fondo ad una scatola di nuovi arrivi, l’ho trovato. Inutile dire che l’ho comprato subito. Mi mancano tutti i quattro volumi delle Cronache delle Giungle della Pioggia per arrivare a questo punto della storia, ma pensare di leggere finalmente un libro cartaceo di Robin Hobb è una vittoria. Inoltre, la Fanucci riedita L’Apprendista Assassino, il primissimo libro della serie, dall’11 febbraio. Ovviamente sarà mio u.u Due libri cartacei dell’introvabile saga del Reame degli Elderlings su sedici pubblicati, di cui due inediti in Italia, cosa vuoi di più dalla vita! A parte gli scherzi, spero che questo sia solo l’inizio e che mano a mano i libri diventino disponibili per tutti i nuovi fan della Hobb, come me che la seguo da un anno e mezzo.

Robin Hobb in un servizio fotografico per un calendario di qualche anno
fa. Mi fa pensare molto ai personaggi dei suoi libri che possiedono lo
Spirito, la facoltà di legarsi agli animali, comunicare con loro e molto altro.
Questo è tutto. Spero di avere altri ritagli di tempo in cui tornare al blog. E’ stato molto rilassante scrivere questo post, un po’ nella biblioteca dell’università, un po’ sul mio letto, ascoltando brani ‘calmi’ dei Sonata Arctica, dei Nightwish, dei Rhapsody of Fire e di altri artisti. Ultimamente ho anche ricominciato ad ascoltare David Bowie. La sua morte mi ha colpita molto, la sua musica mi trasmette un’energia che pochi riescono a fare con ogni loro singola canzone. Vi lascio con il video di Life on Mars. A mio parere, insieme a quello di Ashes to Ashes, uno dei più belli, da brividi. A presto. 






venerdì 7 agosto 2015

Una mattina nella Contea


Spesso, mi lamento di dove vivo, per il fatto che sia molto isolato, perché con tutti i sempreverdi che ci sono non ho la soddisfazione di vedere le stagioni passare.  Però, ci sono volte in cui adoro le mie colline, e mi rendo conto della fortuna che ho, con questo posto che riesce sempre a sorprendermi. Basta girare l’angolo e trovare, grazie alla pulce nell'orecchio che ti ha messo un pannello bianco con una freccia verde, una stradina che ritenevi chiusa di nuovo aperta, che ti fa piombare in paesaggi degni della Contea, la terra degli Hobbit nel Signore degli Anelli di Tolkien.


 Questa scoperta l’ho fatta qualche giorno fa, in una passeggiata di fine pomeriggio che si è protratta fino a sera, tanto che quando sono tornata a casa mia madre mi ha accolta con un “Finalmente!” al quale io ho risposto con un sognante “Ho trovato la Contea”. Spronata dal fatto che non c’erano né cagnetti fastidiosi sulla strada né ciclisti (altra cosa strana, perché qui di solito non se ne vedeva neanche l’ombra), avevo infatti seguito quella freccia verde e trovato la stradina aperta e con un pannello indicante che ci potevano passare pedoni, ciclisti ed animali da soma e trasporto. Non appena ho cominciato ad addentrarmi in quel sentiero in mezzo alla vegetazione, mi è sembrato di varcare uno di quei paesaggi fantastici e pieni di pace descritti da Tolkien. Sulla mia destra, campi dai quali di tanto in tanto arrivava il suono della campana di un qualche animale al pascolo, sulla mia sinistra il bosco, davanti a me quel piccolo sentiero tra le alte piante di cardo, di more, di finocchio e selce. E dappertutto, la melodia degli uccelli, nel loro ultimo canto prima della notte, e del ruscello che scorreva sulla mia destra, quello stesso ruscello del quale fin da piccola sognavo di scoprire la fonte. Non vi dico la mia emozione quando ho visto davanti a me innalzarsi uno dei piloni del tratto ferroviario. Ne ho già trovato uno in un’altra stradina in mezzo alla foresta vicino a casa, e c’è sempre la stessa emozione di meraviglia di fronte a quelle immense arcate costruite ai tempi del fascismo. Nonostante siano qualcosa di artificiale, non penso che stonino con il paesaggio, ma che anzi gli diano più fascino.



C’era qualcosa che mi attirava, che mi diceva di proseguire per scoprire dove quel sentiero, d’improvviso più aperto, andava a finire. Ma la sera era decisamente avanzata, ed il fatto che il ciclista che avevo poco prima incrociato non fosse ancora tornato mi faceva pensare che forse il percorso era decisamente lungo. Così, seppur a malincuore, sono tornata indietro, ripromettendomi, ovviamente, che sarei tornata il prima possibile.


 Ed è quel che ho fatto ieri, alzandomi di mattina prima che iniziasse il gran caldo in modo da avere più tempo. Nella mia borsa, una bottiglietta d’acqua, la fotocamera e l'mp3, che ho ascoltato per un po’ ed infine ho lasciato perdere per lasciarmi cullare e coinvolgere dai suoni della natura. Il percorso all'inizio era forse lo stesso, ma mi riservava qualche sorpresa. Infatti, ho trovato sulla mia strada una bella tartaruga terrestre.


 Amo le tartarughe terrestri. Quelle d’acqua hanno la grazia del nuoto dalla loro, ma queste...le trovo buffe, nella loro goffaggine e nel loro coraggioso avanzare contro ostacoli vegetali e non. Ed in ogni caso, sorpresa delle sorprese, non sarebbe stata l’unica che avrei incrociato! Ben due sono seguite a quella, una che prima si è fatta annunciare per tutto il fracasso che faceva spostando la vegetazione...


 ...ed un'altra proprio nel bel mezzo del sentiero, che quando mi ha sentita arrivare si è velocemente rifugiata nel suo guscio per poi, una volta che mi sono messa davanti a lei ed ha capito che non correva alcun pericolo, lentamente, un poco ad ogni respiro, è uscita per osservarmi.



 Oltre alle tartarughe, a farmi compagnia c’erano anche miriadi di libellule nere e farfalle di tutti i colori, arancioni striate di nero, violette, bianche, e quelle grandi dalle ali color avorio ritagliate in piccoli rombi da strisce nere. Le mie preferite. Credo inoltre di aver spaventato mezza popolazione pennuta della zona, tra poiane, ghiandaie e corvi.


 Ho attraversato diverse piccole pozze d’acqua che si gettavano nel fiumiciattolo alla mia destra. Lungo il percorso, cambiava. Mutevole, poteva essere rapido quando immobile e con un’infima pellicola opaca sopra, profondo qualche decina di centimetri quanto impantanato, visibile così come coperto da strati e strati di rovi. Vicino alla prima di queste pozze d’acqua, oltre alle tracce degli pneumatici di bici, ho trovato impronte ben diverse...


 Cinghiali! Non so quanti, purtroppo non so leggere bene le tracce animali, ma sono riuscita a distinguere sia delle impronte grandi che di più piccole. Una famigliola deve essere passata lì di notte, quando tutto è calmo.


 Anche la strada, come il fiume, era mutevole. Da quel piccolo sentiero tra le erbe che avevo seguito all'inizio, si allargava per lasciar intravvedere strati di foglie cadute e muretti,  grosse pietre coperte di rovi ai quali si arrampicano fiori dalle bianche corolle a campanula o muschio, campi incolti delimitati da fichi, per poi tornare a diventare un sentierino in mezzo alla vegetazione. Personalmente, ho preferito queste parti, è bellissimo essere circondati da piante più alte di te e alberi. Ed inoltre, sulla riva del fiume, è arrivato l’albero che, per tutta una serie di motivi, dico che mi perseguita. Un enorme e maestoso salice piangente. Ce n’era già uno fuori dal laboratorio degli scavi. Ce n’è uno poco lontano dall'imboccatura della strada per la Contea. Dovunque io vada, state sicuri che ad un certo punto incrocerò un salice piangente. Molti lo vedono come un albero triste, con quei rami che s’incurvano sino a terra, ma a me non ha mai trasmesso questo sentimento. Come le querce, sono maestosi, ma se la quercia è forza bruta nella sua maestosità, il salice è grazie ed eleganza. Per questo, insieme alla quercia, è il mio albero preferito.



 D’improvviso, la strada è diventata sempre più pietrosa, finché al mio lato sinistro si è aperta in un grande campo. Dopo la natura quasi selvaggia, era come se ci fosse qualcosa di più controllato, in quello spazio. Lentamente, anche il paesaggio è cambiato, e degli alberi hanno cominciato a circondarmi. Poco prima di addentrarmi nel loro fitto ho trovato una biforcazione, ma ho preferito tirare dritto. Accanto a me, nel campo erano spuntate delle strane formazioni rocciose coperte di vegetazione che mi facevano un po’ pensare ai funghi.


 E poi, gli alberi hanno lasciato il posto alla roccia.


 Mi chiedevo decisamente dove fossi finita. Fino a che, d’un tratto, poco oltre una pozzanghera, non ho trovato una vasca scavata nella roccia.


 E a qualche metro dalla vasca...


 La fonte, tanto a lungo sognata, del ruscello di casa mia! Non vi dico che emozione è stata. Un sogno di bambina che d’improvviso si realizzava! L’acqua freschissima esce da una fenditura nella roccia, si impantana un po’ e poi diventa il fiumiciattolo che ho sempre conosciuto e del quale senza saperlo ho seguito il percorso sino alla fonte. Finalmente, ce l’ho fatta.


 Dopo la fonte, la strada diventa sempre più civilizzata, una sorta di strada bianca, come qui vengono chiamate alcune stradine di campagna. Il caldo era forte e l’ora tarda, ma la curiosità che mi spingeva sin dall'inizio della mia passeggiata c’era sempre, e mi spronava ad andare avanti, almeno fino ad avere un indizio della zona in cui mi trovavo. Così, mentre al mio lato la lussureggiante vegetazione che avevo visto prima era ormai irrimediabilmente sostituita da campi visibilmente ben tenuti e intravvedevo una prima casetta su un’altura, ho continuato. Ho scoperto diversi nuovi sentieri, uno dei quali sembra tornare a qualcosa di simile alla foresta. Gli altri, continuano in strade bianche. Tutto questo, finché, d’un tratto, non hanno cominciato ad apparire accanto a me i grandi cancelli delle case di campagna. Però, c’era anche qualcos'altro, un rumore di sottofondo che dopo il canto degli uccelli ed il mormorio dell’acqua sembrava quasi una nota stonata nel mondo. Macchine, che d’improvviso ho visto in lontananza su una superstrada, insieme ai camion. Il ritorno improvviso alla civiltà. Ma ancora, non sapevo dove fossi  finita. Così, ho continuato, finché d’un tratto è sbucato fuori un cartello stradale con scritto ‘Strada Vicinale Sos Laccheddos’. Zona mai sentita prima...ma mi sono ripromessa di cercare su internet. Quindi, sono tornata indietro, accaldata ma aiutandomi ascoltando musica, anche perché era oltre mezzogiorno e volevo andare ad un’andatura più sostenuta. Non so perché, ma ascoltare musica mentre cammino mi fa andare più veloce. Ho fatto cinque minuti di pausa alla fonte, anche per rinfrescarmi, sennò sarei morta di caldo. Avevo camminato praticamente senza interruzione per due ore e mezza. Il ritorno è stato decisamente più rapido. Ci ho messo un’oretta, senza contare la ventina di minuti che ci sono tra l’imboccatura della strada per la Contea e casa mia. Sulla strada, ho incontrato un’altra tartaruga. Credo che fosse la prima che avevo visto all'andata, perché era più o meno nello stesso punto.


 E così, sono tornata a casa. Felice per la mia impresa, e non vedo l’ora di ritornarci, anche se magari quando farà un po’ meno caldo. Mi sono informata su internet, è ho scoperto molte cose.


 La strada nella foresta si chiama ‘Strada Vicinale Barca’. Anche se di vicinale ha ben poco, visto che non c’è l’ombra di una casa. Anticamente, era utilizzata da carri e contadini a piedi che venivano dalla zona di Monte Bianchinu, a Sassari, per utilizzare i mulini che si trovano nella mia zona, alcuni dei quali oggi sono diventati case di campagna. Prende il nome dall'omonima fonte, chiamata Fonte Barca. Il perché di questo nome, ancora non l’ho scoperto, ma state sicuri che ce la farò. La fonte com'è oggi, con quel tubo che ne facilita l’uso, è stata sistemata nel XIX secolo. La strada, invece, è stata riaperta da qualche mese nell'ottica di un progetto del Comune di Sassari, che vuole riaprire alcune antiche e oggi dimenticate strade usate dalle comunità della zona fino a qualche decennio fa per poter fare un percorso di escursione e trekking che circondi la città e alla fine sia di circa 30 chilometri. Credo che sia un progetto decisamente intelligente, non solo per far scoprire la storia di questa zona ma anche semplicemente per offrire il piacere di una bella passeggiata nella natura incontaminata. Piacere del quale approfitterò senz'altro ancora e che spero di avervi fatto un po’ sentire con questo post. Grazie per aver letto, e a presto!



                



mercoledì 5 agosto 2015

Il suono della pioggia mi è sempre piaciuto. A volte diventa abituale, nei mesi d’autunno ed inverno in cui è normale che piova. Ma poi, arriva l’estate, e allora la pioggia ti sorprende una mattina particolarmente nuvolosa. Questi sono i momenti in cui arriva la pioggia che preferisco. C’è qualcosa di confortante, che va al di là del fatto che questo vuol dire che l’afoso clima rinfrescherà, in quel ticchettio ovattato così pieno e reale quando si è fuori e così sognante quando tra te e la pioggia c’è il tetto. Penso che una delle cose più belle sia addormentarsi con il suono della pioggia. Forse perché il calore delle coperte ed il fatto che il rumore sia ovattato dalle tegole trasmettono una sensazione di protezione e conforto unica, un po’ come quella che deve provare un ghiro in letargo nella sua tana. E quella luce grigia che diventa padrona del cielo e quei profumi della natura che d’improvviso risaltano amplificati su tutto il resto non fanno altro che aggiungere un tocco di magia.