Se c'è una cosa che ho sempre odiato, fin da piccola, sono le partenze. Non importa che io sia certa che rivedrò quella persona che parte o che lascio indietro di lì a una settimana o un mese, le partenze mi hanno sempre messo l'ansia. Ho sempre avuto bisogno di avere chi amo intorno, e sapere che per un certo periodo ci sarà un'assenza e non potrò più condividere bei momenti insieme mi affossa. Negli ultimi due anni, poi, con gli andirivieni di me o del mio ragazzo tra Firenze e Sassari, le partenze sono diventate una specie di fobia. Sto male, ho le lacrime agli occhi, da una parte vorrei partire subito per non avere più questa sofferenza, dall'altra vorrei cercare di gustarmi ogni momento insieme. E le ansie quotidiane peggiorano solo le cose.
Stavolta, dovrebbe essere l'ultima. Lo spero con tutto il mio cuore, perché sarebbe il dolore prima della Gioa. La gioia di non dover più partire, di non avere sempre l'ansia di non riuscire a vedersi per mesi e di stare attaccati al telefono la sera senza la garanzia di poter avere una conversazione accettabile. La gioia di poter andare al cinema una volta la settimana approfittando dello sconto studenti, a vedere le peggiori nerdate come i migliori film d'autore. Di uscire con gli amici e bere un bicchiere insieme. Di portare a spasso il cane. Di andare ogni fine settimana a visitare un monumento o una mostra tutti e due, risoluzione presa di recente, questa.
Odio dover lasciare indietro una parte di me, ma al tempo stesso non vedo l'ora di iniziare veramente questa vita. Sarà dura, questo mese e mezzo fuori casa ha avuto momenti infernali perché l'ambiente è completamente diverso da quello da cui vengo, più frenetico e crudo. E io sono abituata alla calma, alla gente che non inizia a smattare, come si dice qui a Firenze, per un oggetto che non è a posto ma che anzi scherza sulla tua distrazione. Ed è una parte del mondo da cui vengo che amo, quella di non prendersi sul serio, e che vorrei mantenere come mia. Voglio cambiare, ma non così tanto. Voglio continuare a fare la mia tazza di tè tutti i giorni, a leggere un capitolo la sera, a camminare per i miei sette chilometri quando ci riesco. Cerco posti per fare escursioni, giardini da visitare -dopo Villa Fabbricotti e l'Orticoltura il prossimo ho deciso che sarà Boboli, anche se è lontano. Voglio poter riflettere maggiormente su me stessa e sui miei valori, su ciò che mi farebbe stare meglio nei periodi in cui sono giù e mi ritrovo a piangere per niente. Voglio tornare a meditare e a filosofeggiare sulla Natura e sul rispetto che le dobbiamo, da brava mezzo pagana come ormai mi definisco insieme ad atea. Non credo in una divinità, credo sollo alla Terra e al rispetto che le dobbiamo, perché senza di lei e alla chimica saremmo ancora polvere di stelle. Non si merita ciò che le stiamo facendo. Cerco di concentrarmi su questa voglia di cambiare, di attaccarmi a questi pensieri per poter uscire da questo periodaccio e da questa ansia che mi crea la mia nuova partenza. Devo mutare pelle, è difficile, ma ancora qualche spinta e ce l'avrò fatta. Per essere più tranquilla, e realizzata.
Bon voyage, Ko.
domenica 3 settembre 2017
sabato 29 luglio 2017
Mi capita spesso, ultimamente, di pensare alla me che ha aperto questo blog. Era quello che si chiama un periodo buio, di quelli in cui ti senti talmente male che anche la luce del giorno sembra meno viva di quello che è in realtà. Per voltare pagina, chiusi addirittura il mio blog precedente, il tanto amato Where is my mind? che mi aveva fatto scoprire questa fantastica realtà virtuale e tante persone che, più o meno, a volte per vie traverse, seguo ancora.
Foglie d'Erba ha avuto una storia di alti e bassi. L'università mi ha preso tanto tempo, mi ha prosciugato la voglia di fare cose diverse che studiare o leggere. Solo da poco sto riuscendo a ritrovare qualche altro spazio, per colorare, per esempio, una piccola passione sorta un po' più di un anno fa, oppure per bere un té. O, ancora, e questa è la cosa più frivola, per curarmi ogni tanto i capelli con henné, olio di cocco e burro di karité.
Sono molto cambiata da quella ragazza disperata che apriva un nuovo blog per allontanare l'adolescenza. Sono più felice? Per certi versi, si. Più tranquilla, probabilmente. Da quel periodo a volte mi rendo conto di avere ancora, purtroppo, delle cicatrici che si fanno vedere come testardaggine peggiore di un mulo e un po' di egoismo che devo imparare a gestire. Ma, per il resto, sono più soddisfatta di me stessa, dei miei studi che stanno per finire, almeno nella loro prima parte, e della persona che ora sta accanto a me.
Ebbene si...mai avrei immaginato che un ragazzo conosciuto proprio in quel periodo, per caso, che abitava in una città come Firenze, lontana anni luce da quella che è la realtà di Sassari, sarebbe diventato un legame così importante che mi avrebbe portata dove sono ora. Seduta alla scrivania dell'Ikea nuova fiammante, ad ascoltare Bob Dylan e a scrivere questo post a notte tarda.
E' da una quindicina di giorni, ormai, che mi sono trasferita in Toscana. Dopo un paio di giorni a Firenze, siamo andati a Viareggio, alla sua casa al mare, dove rimarrò praticamente fino a inizio settembre, quando tornerò in Sardegna a chiudere tutta quella burocrazia che aveva aperto la triennale e a laurearmi. Dopo, ritorno in Toscana, inizio della magistrale in Scienze Storiche all'Università degli Studi di Firenze. Altra cosa che mai avrei immaginato tre anni fa, studiare in una città così bella e nella quale mi sento, anche, davvero bene.
Lo ammetto, a parte venerdì 21 luglio, quando siamo andati alla Festa dell'Unicorno di Vinci, ho passato gli ultimi quindici giorni tappata in casa a studiare per la tesi. Non era soltanto il lavoro ad impedirmi di uscire, ma anche il fatto che dovevo rendermi conto. Rendermi conto che, in un certo senso, ora sono da sola, non ci sono più mamma e papà a cucinare per me, a scarrozzarmi in giro, a lavarmi i vestiti. In questi giorni ho imparato a fare una lavatrice, ho dovuto superare la mia paura di bruciarmi con l'olio quando preparo qualcosa di fritto, a perdermi in un posto che non conosco. Quest'ultima cosa, l'ho fatta questo pomeriggio.
Ho sentito il bisogno di fare una passeggiata sulla spiaggia. Così, alle sette, ho messo le mie Converse nere quasi nuove fiammanti e sono uscita di casa per la prima volta. Il mio ragazzo mi ha proposto di portare con me Eva, la sua maremmana, con la quale sta nascendo un grande amore, ma ho rifiutato, non mi sentivo abbastanza sicura. Stasera, poi, ho saputo che dovrei metterle la museruola e non mi va, Eva sarà pure una bestiona che quando mi siedo è alta quanto me ma è brava, mi sentirei come se la torturassi a metterle quella roba attorno al muso. Comunque, da lì ho proseguito lungo la strada che, da quel che mi ricordavo, portava al mare. Non avevo sbagliato. La marina di Pietrasanta assomiglia a tanti posti di mare che ho visto anche in Sardegna, con il suo miscuglio di lingue, di accenti, di carnagioni, e i suoi palazzoni composti solo da appartamenti in affitto ai turisti e a quei toscani che ne hanno abbastanza dell'afa dell'Arno. Due cose sono molto diverse: il fatto che la maggior parte della gente va in giro in bici e le spiagge private. In Sardegna, al contrario che qui, la maggior parte delle spiagge sono libere e, sinceramente, le preferisco di gran lunga. Le spiagge private, con i loro ombrelloni e seggiole tutte uguali, le loro regole, la loro standardizzazione, mi stanno strette. Così, oggi, mi sono diretta alla spiaggia libera. Non c'erano molte persone, e mi sono incamminata fino alla riva. Ho visto tante conchiglie, ciottoli levigati, un granchietto morto. Ho aspirato il profumo del mare al tramonto, ascoltato la sua musica, osservato la luce del sole sull'acqua mentre facevo qualche foto e mi sono sentita bene, a camminare lungo la spiaggia. Non è il bosco, ma è sempre la Natura, che mi mette di buon umore e che alla fine delle mie camminate mi lascia sempre addosso una stanchezza bella, mi fa sentire pulita. La giornata è andata bene, ora ho solo bisogno di un buon libro per dormire sonni tranquilli. Sono tornata indietro in pace con me stessa dopo diversi giorni...finché, non mi sono resa conto che ero sbucata sull'autostrada invece che nel piccolo viale in cui sarei dovuta finire. Per fortuna, il problema si è risolto in fretta. Una chiamata veloce al mio ragazzo, l'inserimento in Google Maps della via in cui abita e dieci minuti dopo ero a casa con Eva che mi faceva le feste. Ancora una volta, me la sono cavata, più o meno da sola, ma me la sono cavata. E il piccolo incidente è stato dimenticato mentre pubblicavo le mie foto su Instagram attendendo che l'acqua della pasta bollisse.
Sto di nuovo crescendo. E' un po' come finire un libro di un certo genere ed iniziarne uno di tipo completamente diverso. Ho ancora tante paure e dubbi da affrontare, ma, poco a poco, credo che ci riuscirò. Così come credo che riuscirò di nuovo a tenere questo blog, finalmente. Tutti questi piccoli momenti per me stessa mi sono mancati molto.
sabato 13 agosto 2016
Amber
Buona...notte a tutti! Una delle cose che mi sono mancate in questi mesi è stato parlare di libri. Non ho letto moltissimo rispetto ai miei standard, ma qualcosina che mi ha colpita c'è stato. Come Amber, di Kathleen Winsor.
Da quel che ho capito leggendo un po' di commenti su Anobii, mi sono fatta l'opinione che relativamente a questo libro o lo si ama o lo si odia. Io credo di stare nel mezzo. per certe cose non mi è piaciuto, altre, invece, le ho apprezzate. L'ho letto anche abbastanza velocemente, cinque settimane per quasi 900 pagine. Contando sul fatto che ci ho messo sette mesi a leggere La Danza dei Draghi di Martin, credo di aver battuto un record degli ultimi tre anni...
La storia inizia nel 1644, quando la guerra civile tra realisti e parlamento imperversa. Amber St. Claire nasce in quell'anno, figlia di due nobili non legati dal vincolo matrimoniale. Viene affidata ad una coppia di contadini che la cresce come una nipote fino ai sedici anni, quando Amber rifiuta di sposare un contadino per scappare a Londra con Bruce Carlton, cavaliere della restaurata monarchia che sarà il suo grande amore ma la abbandonerà, incinta, per soddisfare la sua sete di avventure. Da lì, parte la scalata sociale di Amber che, di matrimonio in matrimonio e da un luogo ad un altro, arriverà ad essere una delle tanti amanti del re Carlo II.
Quando uscì negli Stati Uniti nel 1944, Forever Amber, questo il titolo originario dell'opera, fece molto scandalo per i numerosissimi riferimenti a legami e gravidanze fuori dal matrimonio, aborti, rapporti sessuali e scene erotiche, tanto che venne vietato in numerosi Stati. Nonostante questo, il romanzo incontrò un successo strepitoso, raggiungendo in una settimana le 100 mila copie vendute, secondo molti perché, in un periodo in cui le donne erano relegate ai fornelli e ai figli, la libertà morale della protagonista rappresentava tutto ciò che loro non potevano avere. Oggi, tutto questo non scandalizza più, e in questo senso si può dire che la storia è invecchiata.
Amber sembra un Armony, un rosa senza troppe pretese di trama. La protagonista, mano a mano che va avanti la storia, diventa sempre più odiosa, egoista, cattiva anche, quasi una dimostrazione vivente della corruzione che il potere porta. Il suo come altri sono personaggi che non hanno nessuna evoluzione, rimangono schiavi dei loro vizi e dei loro bassi desideri. La ricchezza di Amber sta nei dettagli, come la descrizione della società del tempo, degli abiti e degli arredi, minuziosissima. In questo si vede il lavoro svolto dalla Winsor, appassionata del periodo della Restaurazione, che arrivò a leggere 200 volumi solo per preparare il suo libro. Il destino di Amber incrocia quello di personaggi realmente esistiti, dal re Carlo II ad alcune delle sue numerose amanti, come l'intrigante Barbara Palmer, la tragica Frances Stewart o l'apparentemente innocente attrice Nell Gwyn.
Dopo aver letto di tutti questi personaggi, ho fatto qualche ricerca su internet per saperne un po' di più su di loro, e una delle cose che più mi hanno colpita sono stati i loro ritratti. Se nel libro, infatti, vengono descritti come tutti bellissimi, nei quadri le donne piene di grazia di Amber non sembrano poi tanto tali, con quei nasi forti, le fronti troppo alte e i menti sfuggenti. E' incredibile come i canoni di bellezza possano tanto cambiare nel tempo...
Insomma, il giudizio finale per Amber è un nì. Mi è piaciuto per alcune cose, ma per altre no. Personaggi stereotipati e odiosi, scene fin troppo teatrali contrastano con un'ambientazione curata e descritta in modo minuzioso. Non consiglio di leggerlo se non amate gli Armony e i rosa.
E questo è tutto, alla prossima!
Da quel che ho capito leggendo un po' di commenti su Anobii, mi sono fatta l'opinione che relativamente a questo libro o lo si ama o lo si odia. Io credo di stare nel mezzo. per certe cose non mi è piaciuto, altre, invece, le ho apprezzate. L'ho letto anche abbastanza velocemente, cinque settimane per quasi 900 pagine. Contando sul fatto che ci ho messo sette mesi a leggere La Danza dei Draghi di Martin, credo di aver battuto un record degli ultimi tre anni...
La storia inizia nel 1644, quando la guerra civile tra realisti e parlamento imperversa. Amber St. Claire nasce in quell'anno, figlia di due nobili non legati dal vincolo matrimoniale. Viene affidata ad una coppia di contadini che la cresce come una nipote fino ai sedici anni, quando Amber rifiuta di sposare un contadino per scappare a Londra con Bruce Carlton, cavaliere della restaurata monarchia che sarà il suo grande amore ma la abbandonerà, incinta, per soddisfare la sua sete di avventure. Da lì, parte la scalata sociale di Amber che, di matrimonio in matrimonio e da un luogo ad un altro, arriverà ad essere una delle tanti amanti del re Carlo II.
Quando uscì negli Stati Uniti nel 1944, Forever Amber, questo il titolo originario dell'opera, fece molto scandalo per i numerosissimi riferimenti a legami e gravidanze fuori dal matrimonio, aborti, rapporti sessuali e scene erotiche, tanto che venne vietato in numerosi Stati. Nonostante questo, il romanzo incontrò un successo strepitoso, raggiungendo in una settimana le 100 mila copie vendute, secondo molti perché, in un periodo in cui le donne erano relegate ai fornelli e ai figli, la libertà morale della protagonista rappresentava tutto ciò che loro non potevano avere. Oggi, tutto questo non scandalizza più, e in questo senso si può dire che la storia è invecchiata.
Amber sembra un Armony, un rosa senza troppe pretese di trama. La protagonista, mano a mano che va avanti la storia, diventa sempre più odiosa, egoista, cattiva anche, quasi una dimostrazione vivente della corruzione che il potere porta. Il suo come altri sono personaggi che non hanno nessuna evoluzione, rimangono schiavi dei loro vizi e dei loro bassi desideri. La ricchezza di Amber sta nei dettagli, come la descrizione della società del tempo, degli abiti e degli arredi, minuziosissima. In questo si vede il lavoro svolto dalla Winsor, appassionata del periodo della Restaurazione, che arrivò a leggere 200 volumi solo per preparare il suo libro. Il destino di Amber incrocia quello di personaggi realmente esistiti, dal re Carlo II ad alcune delle sue numerose amanti, come l'intrigante Barbara Palmer, la tragica Frances Stewart o l'apparentemente innocente attrice Nell Gwyn.
Dopo aver letto di tutti questi personaggi, ho fatto qualche ricerca su internet per saperne un po' di più su di loro, e una delle cose che più mi hanno colpita sono stati i loro ritratti. Se nel libro, infatti, vengono descritti come tutti bellissimi, nei quadri le donne piene di grazia di Amber non sembrano poi tanto tali, con quei nasi forti, le fronti troppo alte e i menti sfuggenti. E' incredibile come i canoni di bellezza possano tanto cambiare nel tempo...
Insomma, il giudizio finale per Amber è un nì. Mi è piaciuto per alcune cose, ma per altre no. Personaggi stereotipati e odiosi, scene fin troppo teatrali contrastano con un'ambientazione curata e descritta in modo minuzioso. Non consiglio di leggerlo se non amate gli Armony e i rosa.
E questo è tutto, alla prossima!
domenica 7 agosto 2016
Tzan-Tzan!
Mi è tornata la voglia di scrivere. Penso spesso a questo blog così abbandonato, che mi ripropongo sempre di riprendere dopo la laurea. L'università mi ha succhiato via sia il tempo che la voglia di scrivere, gli argomenti, le idee...ma, in questi giorni di pausa, la tastiera e le sue letterine, alcune delle quali messe un po' maluccio, mi hanno attirata di nuovo.
Sono stati mesi intensi, fatti di studio soprattutto. Ho recuperato il tempo perso in due mesi, tralasciando ore di sonno, di lettura, di passeggiate, con l'ansia di riuscire e avere voti alti sia per soddisfazione personale che per il fatto che il mio futuro si sta giocando proprio in questi anni e voglio offrire a me stessa e a chi mi starà vicino il meglio. Alla fine, ce l'ho fatta, e ora mi sto godendo una piccola pausa prima di affrontare la sessione autunnale di settembre e ottobre. L'ultima, se tutto va bene. Poi, dovrò pensare solo al tirocinio, al quale già sono stata ammessa, e alla tesi.
Mi sto prendendo una piccola vacanza. Sono a Milano per una decina di giorni, ospite di alcuni amici del mio ragazzo (ebbene si, tzan-tzan!). Vi lascio una foto del Duomo che ho scattato stamattina.
Non ero stata a Milano da anni, e non vedevo seriamente la città da ancora più tempo, da quando avevo nove anni. Continua a sembrarmi molto caotica, ma la galleria Vittorio Emanuele II da poco restaurata mi ha impressionata molto, soprattutto il pavimento con le sue stupende decorazioni.
E questo è tutto per oggi. Mi è mancato molto scrivere qui...avrete presto mie nuove. Ho già qualche idea su prossimi post...
Buona notte a tutti voi, vista l'ora tarda.
Sono stati mesi intensi, fatti di studio soprattutto. Ho recuperato il tempo perso in due mesi, tralasciando ore di sonno, di lettura, di passeggiate, con l'ansia di riuscire e avere voti alti sia per soddisfazione personale che per il fatto che il mio futuro si sta giocando proprio in questi anni e voglio offrire a me stessa e a chi mi starà vicino il meglio. Alla fine, ce l'ho fatta, e ora mi sto godendo una piccola pausa prima di affrontare la sessione autunnale di settembre e ottobre. L'ultima, se tutto va bene. Poi, dovrò pensare solo al tirocinio, al quale già sono stata ammessa, e alla tesi.
Mi sto prendendo una piccola vacanza. Sono a Milano per una decina di giorni, ospite di alcuni amici del mio ragazzo (ebbene si, tzan-tzan!). Vi lascio una foto del Duomo che ho scattato stamattina.
Non ero stata a Milano da anni, e non vedevo seriamente la città da ancora più tempo, da quando avevo nove anni. Continua a sembrarmi molto caotica, ma la galleria Vittorio Emanuele II da poco restaurata mi ha impressionata molto, soprattutto il pavimento con le sue stupende decorazioni.
E questo è tutto per oggi. Mi è mancato molto scrivere qui...avrete presto mie nuove. Ho già qualche idea su prossimi post...
Buona notte a tutti voi, vista l'ora tarda.
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Ubicazione:
20089 Rozzano MI, Italia
lunedì 8 febbraio 2016
Di scrittura, studio, classici e...Robin Hobb, as always!
Mi è mancato questo posto. Mi è mancato scrivere.
Sono stati mesi intensi, passati
prima a studiare per gli esami, poi a seguire le lezione, poi di nuovo a
studiare per gli esami. Queste non sono novità, da due anni e mezzo a questa
parte, ma ci sono state anche quelle, alcune delle quali spero di potervi
parlare a breve.

Spesso ho pensato al mio blog
abbandonato, fermo al sette agosto. E’ incredibile come nel web, sempre più
rapido per la frenesia di condividere, ci possono essere angoli in cui il tempo
ha la capacità di fermarsi ad un’immagine, e farlo andare avanti è
un’opportunità nelle nostro sole mani. Un blog è così. E ora voglio far si che
prenda di nuovo il suo corso, anche se sarà un po’ difficile visti gli impegni.
Ma ora che sono più o meno riuscita a dare il giusto spazio a tutto nelle mie
giornate, spero di poter inserire anche il blog. Ho iniziato rifacendo due
settimane fa il look, decisamente invernale. Spero vi piacciano quei fiocchi di
neve che piovono dal cielo. Anche solo modificare queste piccole cose è stata
una boccata di ossigeno.
Probabilmente, vi parlerò di
poche cose, di quelle più importanti e ovviamente in queste cose ci sono i
libri che leggo e che mi colpiscono in bene e in male. Da poco ho finito Moby
Dick. Si, mi sono buttata, alla fine! Ed è stato sorprendente, mi aspettavo un
testo pesantuccio mentre invece la storia di Achab e della Balena Bianca si è
rivelata affascinante, epica, piena di frasi che ho segnato nel mio quadernino
e che mi hanno fatta riflettere molto sul significato di questo libro e ciò che
ha voluto trasmettere Melville con il suo simbolismo. Ho cercato un po’ di
informazione in rete per un futuro video per Youtube (se tutto va bene, lo giro
questa settimana e lo posto la prossima) e mi rendo conto che non sono molto
d’accordo con alcune tesi che ho trovato. Forse è questa la magia dei classici,
quando ci toccano nel profondo, che la loro interpretazione diventa personale,
magari non accettabile da un critico letterario professionista, ma già il fatto
che in questo mondo dove si elabora sempre meno un pensiero proprio noi lo
abbiamo fatto è qualcosa, no?
E’ l’ultimo libro della Trilogia
dell’Uomo Ambrato, la terza ambientata nel mondo degli Elderlings. E si sta
rivelando uno dei libri più tristi che io abbia mai letto...ma ve ne parlerò di
sicuro.
![]() |
| Robin Hobb in un servizio fotografico per un calendario di qualche anno fa. Mi fa pensare molto ai personaggi dei suoi libri che possiedono lo Spirito, la facoltà di legarsi agli animali, comunicare con loro e molto altro. |
Questo è tutto. Spero di avere altri
ritagli di tempo in cui tornare al blog. E’ stato molto rilassante scrivere
questo post, un po’ nella biblioteca dell’università, un po’ sul mio letto,
ascoltando brani ‘calmi’ dei Sonata Arctica, dei Nightwish, dei Rhapsody of
Fire e di altri artisti. Ultimamente ho anche ricominciato ad ascoltare David
Bowie. La sua morte mi ha colpita molto, la sua musica mi trasmette un’energia
che pochi riescono a fare con ogni loro singola canzone. Vi lascio con il video
di Life on Mars. A mio parere, insieme a quello di Ashes to Ashes, uno dei più
belli, da brividi. A presto.
Ubicazione:
07100 Sassari SS, Italia
venerdì 7 agosto 2015
Una mattina nella Contea
Musica consigliata durante la lettura: Concerning Hobbits-Howard Shore || Treebeard's Song-The Tolkien Esemble & Christopher Lee || Legendary Tales-Rhapsody of Fire
Spesso, mi lamento di dove vivo,
per il fatto che sia molto isolato, perché con tutti i sempreverdi che ci sono
non ho la soddisfazione di vedere le stagioni passare. Però, ci sono volte in cui adoro le mie
colline, e mi rendo conto della fortuna che ho, con questo posto che riesce
sempre a sorprendermi. Basta girare l’angolo e trovare, grazie alla pulce
nell'orecchio che ti ha messo un pannello bianco con una freccia verde, una
stradina che ritenevi chiusa di nuovo aperta, che ti fa piombare in paesaggi
degni della Contea, la terra degli Hobbit nel Signore degli Anelli di Tolkien.
C’era qualcosa che mi attirava,
che mi diceva di proseguire per scoprire dove quel sentiero, d’improvviso più
aperto, andava a finire. Ma la sera era decisamente avanzata, ed il fatto che
il ciclista che avevo poco prima incrociato non fosse ancora tornato mi faceva
pensare che forse il percorso era decisamente lungo. Così, seppur a malincuore,
sono tornata indietro, ripromettendomi, ovviamente, che sarei tornata il prima
possibile.
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07100 Sassari SS, Italia
mercoledì 5 agosto 2015
Il suono della pioggia mi è
sempre piaciuto. A volte diventa abituale, nei mesi d’autunno ed inverno in cui
è normale che piova. Ma poi, arriva l’estate, e allora la pioggia ti sorprende
una mattina particolarmente nuvolosa. Questi sono i momenti in cui arriva la
pioggia che preferisco. C’è qualcosa di confortante, che va al di là del fatto
che questo vuol dire che l’afoso clima rinfrescherà, in quel ticchettio
ovattato così pieno e reale quando si è fuori e così sognante quando tra te e
la pioggia c’è il tetto. Penso che una delle cose più belle sia addormentarsi
con il suono della pioggia. Forse perché il calore delle coperte ed il fatto
che il rumore sia ovattato dalle tegole trasmettono una sensazione di
protezione e conforto unica, un po’ come quella che deve provare un ghiro in letargo
nella sua tana. E quella luce grigia che diventa padrona del cielo e quei
profumi della natura che d’improvviso risaltano amplificati su tutto il resto
non fanno altro che aggiungere un tocco di magia.

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