venerdì 9 gennaio 2015

Je suis Charlie


Oggi, ho deciso di sospendere la pubblicazione di recensioni. E’ un obbligo reagire a quanto accaduto avant’ieri, e se avessi avuto la connessione disponibile lo avrei fatto da subito. Ho anche pensato di venire a Sassari ieri invece di oggi. Ma poi, mi sono resa conto che non me lo posso permettere a causa dello studio. La causa per la quale scrivo queste poche righe, che vanno ad aggiungere qualche goccia a quell’oceano che si è creato in questi giorni, è importante, certo, ma insieme all’indignazione penso che un modo per combattere il terrorismo islamico sia l’istruzione, la conoscenza, in particolare quella della storia e dei testi, oltre che di tutte quelle cose che distruggono l’ignoranza che queste persone vorrebbero far diventare corrente, in particolare tra le donne. Ma questa è un’altra storia.



Tutto inizia con la telefonata di una mia amica che mi chiede se sto bene e se la mia famiglia sta bene. Rispondo di si, e sorpresa, chiedo il perché. Mi dice che c’è stato un attentato a Parigi, contro un giornale satirico, e ci sono 12 morti. La sensazione è quella di quando ti stai godendo una fantastica doccia calda e all’improvviso l’acqua fredda prende il sopravvento. Di solito sono reattiva a questo genere di notizie, ma in quel momento, fuori da un negozio in cui stavo facendo shopping, non riesco a realizzare. Però, subito il mio pensiero va a Charlie Hebdo, giornale satirico conosciuto da tutti, uno di quei giornali dei quali penso: “Se vivessi in Francia, di tanto intanto lo comprerei”. Un giornale che ha avuto il coraggio di pubblicare le famose caricature di Maometto che nel 2004 avevano fatto scoppiare un putiferio in Danimarca, attirandosi denunce e minacce. Nel 2011, la sede del giornale era stata incendiata. Ma ci sono anche altri giornali satirici…lo shopping continua, ma non vedo anche l’ora di tornare a casa per sapere. Appena rientrata, dopo aver messo da parte buste e borse, accendo la tv. Devo aspettare il giornale delle 18 per sapere qualcosa. E quel qualcosa è uno shock. Cabu, Wolinski, Charb, Tignous. Nomi dei quali senti spesso al telegiornale, perché loro sono sempre lì, a commentare con i loro disegni fatti a veloci tratti l’attualità, dandole uno sguardo ironico e al tempo stesso amaro, intelligente, che suscita quella risata riflessiva che solo una buona caricatura può darti. Non vedrò più Charb il venerdì durante 28 minutes su Arte. Cabu non sarà più intervistato su TV5. Vedo il video, girato da un tetto, di un giornalista di una testata che ha sede vicino a Charlie Hebdo, sento gli spari, le grida che inneggiano alla vendetta per Maometto. Credo di aver passato più tempo davanti alla tv in questi due giorni che nell’arco di buona parte delle feste. Sono passata dalla confusione, all’emozione, allo stupore, all’indignazione. Alla non comprensione, anche e ancora. Come può qualche tratto di matita ammazzare? Come possono le persone essere così fanatiche? Prima su Where is my Mind?, oggi su Foglie d’Erba, ho spesso scritto di atti simili, dei salafisti che vogliono vietare i bikini alle turiste occidentali, della distruzione dei monumenti e dei manoscritti di Timbuctù, delle ragazze rapite in Nigeria, e ogni volta non c’è verso, lo stupore e l’incomprensione verso questi atti ignobili mi colgono alla sprovvista. Resto incollata a guardare quelle caricature, quei volti ora scomparsi, arrabbiata, certo, ma anche sorpresa che si possa uccidere in nome di un Dio, al quale io certo non credo, ma rispetto chiunque creda, purché rispetti il mio pensiero, spesso, se so che qualcuno è credente, non importa se cristiano, musulmano, ebreo o anche wiccan, ci parlo di religione, perché mi interessa capire chi crede. La religione è essenziale nel mondo nel quale vivo, non posso rinchiudermi nel mio ateismo e ignorarla. Tra i libri dei quali dico sempre “Un giorno lo leggerò”, ci sono la  Bibbia, il Corano, la Torah, i testi sacri del buddismo e dell’induismo. Ritengo di essere una persona aperta, non sono razzista, eppure di quelle caricature ho riso, proprio perché non sono razziste, criticano la religione, tutte le religioni, ma non quelli che la praticano, gli autori lo hanno più volte ribadito, il modo stesso in cui componevano i loro disegni lo riflettono. Ma proprio il discorso del razzismo è fuorviante, in questo caso, perché c’è in gioco qualcosa di superiore. Non so come i media italiani stiano trattando la notizia, a casa tra le altre cose non ricevo i canali italiani, ma spero che mettano l’accento proprio su questo fatto.


In questo momento c’è in gioco la libertà di esprimere la nostra opinione. Poco importa se con una matita o una penna, o le lettere stampate sulla tastiera di un computer. Sono stati uccisi dei giornalisti, il fior fiore della caricatura francese, perché hanno avuto il coraggio di esprimere il loro sguardo sulla società, senza limiti, senza autocensure. Si può ribattere che con il clima che c’è in Francia e nel mondo in generale in questo periodo disegnare Maometto o Dio sia un atto poco prudente, ma in questo caso proprio la prudenza è il primo passo verso l’autocensura e soprattutto verso la vittoria degli estremismi. Oggi più che mai dobbiamo difendere questo diritto acquistato dai nostri padri e da tanti altri giornalisti anche in questi giorni con il sangue, oggi più che mai dobbiamo elevarci contro chi ci vuole impaurire e rendere muti, parlando, scrivendo, fotografando, accendendo una telecamera e condividendo, usando tutti i mezzi a nostra disposizione per gridare la nostra opinione su qualunque cosa, oggi che abbiamo la possibilità di farlo con mezzi di comunicazione che Voltaire, Zola, Jaurès si sarebbero sognato per la loro immediatezza ed efficacia. Invito chiunque legga questo post a esprimere la propria indignazione, la propria rabbia e il proprio diritto ad esprimersi, prendiamo una penna e uniti, al di là delle nostre opinioni politiche, al di là delle nostre credenze religiose, diciamo no all’estremismo, non abbiamo paura di voi, ci batteremo perché il mondo in cui viviamo possa rimanere libero, civile, ricco di cultura e di dibattito, perché un mondo che ha tante idee diverse su uno stesso argomento e le affronta in modo civile è un modo che avanza, un mondo in cui c’è ancora la speranza che si possa migliorare, e che quella opinione sia ironica o seria, che susciti la risata o meno, non importa, purché sia costruttiva. Perciò, anche io oggi dico Je suis Charlie. Oggi prendo una penna e la sollevo al cielo per Charb, Georges Wolinski, Tignous, Jean Cabu, Bernard Maris, Honoré, Michel Renaud, Franck Brinsolaro, Ahmed Merabet, Mustapha Ourrad, Frédéric Boisseau, Elsa Cayat. Charlie non è morto, e non morirà finché ci saremo noi a gridare contro queste persone che non ci possono chiudere la bocca, non ne hanno il diritto. Ma noi abbiamo il diritto di aprirla. 










 





lunedì 5 gennaio 2015

Recensione libro: Nelle Pieghe del Tempo di Madeleine L’Engle



Buongiorno cari lettori! Oggi, vi recensisco un libro che ho letto durante la mia pausa da Il Trono di Spade. Si tratta di Nelle Pieghe del Tempo di Madeleine L’Engle. Eccovi qui la trama:

Meg Murry sta vivendo un momento difficile. Nella sua strampalata famiglia sembrano “normali” solo i due gemelli di dieci anni e la sua bellissima mamma. Il suo fratellino più piccolo, Charles Wallace, è dotato di un’intelligenza straordinaria, ma è considerato da tutti uno stupido perché non rivolge la parola a nessuno al di fuori della famiglia. Meg non va d’accordo con i suoi coetanei, né con gli insegnanti e persino con se stessa. Ma la cosa peggiore è che suo padre, il fisico Dr. Jack Murry, è misteriosamente scomparso mentre era impegnato in ricerche segretissime sulla quinta dimensione.
Quando, sulla porta di casa, appare una strana vicina, la signora Cosè, le cose cambiano improvvisamente e Meg, Charles Wallace e il loro amico Calvin O’Keefe vengono risucchiati in un’incredibile avventura ai confini del tempo.

Questo libro non mi è piaciuto. Quasi per niente. Molto probabilmente dimenticherò di averlo letto entro un anno. La storia è abbastanza lineare, ma assurda. Per carità, ci sono tanti libri assurdi, ma questo lo è in un modo che non ti attira, non ti prende, non ti entusiasma. Forse, nelle intenzioni dell’autrice, c’era la volontà di fare un po’ di humour, ma beh…a me non fa ridere! I temi che affronta sono trattati in modo approssimativo e superficiale, la storia sarebbe molto più interessante se fossero approfonditi. Quanto ai personaggi, non suscitano molto interesse nel lettore, segui lo svolgimento delle loro gesta con occhio distratto, non ti affezioni a qualcuno. Anche loro sono trattati in modo superficiale, e quando alla protagonista, Meg, ci sono momenti in cui hai solo voglia di tirarle qualcosa in testa da quanto può essere un po’ ottusa. Lo stile è l’unica cosa che si salva, il libro è scritto molto bene (a parte gli errori di battitura piuttosto frequenti, ma quelli sono colpa della casa editrice, immagino), alla fine è proprio la storia che non quadra. Non quadra tanto che un’altra cosa che critico è il finale, risolto in dieci pagine soltanto. Troppo poco, a mio parere, per tutto ciò che implica. Sembra quasi che l’autrice avesse fretta di finire di scrivere la storia.


Insomma, concludendo, semplicemente non vi consiglio di leggere questo libro, nonostante sia considerato il capolavoro di Madeleine L’Engle e abbia avuto numerosi premi, anche prestigiosi.

Voto: 6


La prossima recensione sarà molto più entusiasta, ve lo prometto XD Si tratterà del primo libro della Saga dei Mercanti di Borgomago di Robin Hobb, La Nave della Magia. Fino ad allora…buone letture! 

venerdì 2 gennaio 2015

Recensione libro: Il Trono di Spade-La Regina dei Draghi





Premessa: se avete in programma di leggere il Trono di Spade e non l'avete ancora fatto, oppure se state leggendo il primo, o il secondo, o il terzo volumetto, oppure se non avete ancora visto la serie tv e (cosa che vale in tutti i casi) non volete SPOILER, saltate il post. 

Cari lettori buongiorno! Come vanno le vacanze? Le mie sono iniziate all'insegna della lettura a causa di un problema che mi ha impedito per vari giorni di usare il computer per studiare. Beh, a causa non proprio, la cosa non è del tutto negativa, ho letto parecchio e la pila di libri cartacei e non che minaccia di cadermi addosso è un po' diminuita. E a proposito di libri...ho finito (finalmente) il secondo volume delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin, che comprende, se diviso in due, La Regina dei Draghi che ora vi recensisco. Ma andiamo con ordine, ora vi do un accenno di trama (per quanto io mi stia rendendo sempre più conto che, con Martin, dire ''un accenno'' sta diventando un eufemismo).

Eventi sempre più nefasti sconquassano i Sette Regni in guerra: sembra che uno dei pretendenti al Trono di Spade, Stannis, abbia dalla sua parte poteri oscuri, quelli del Signore della Luce, tramite la sua sacerdotessa rossa Melisandre di Asshai. Altrimenti, come spiegare la misteriosa ed improvvisa morte di Renly Baratheon, fratello di Stannis e altro pretendente? Lo sa bene Catelyn Stark, inviata a Renly per conto del figlio Robb e che ha assistito all'evento.
Una pedina del Gioco del Trono viene mangiata, ed ecco che l'altra avanza. Per contrastare Stannis, ad Approdo del Re il Folletto Tyrion Lannister non solo deve preparare militarmente la città all'assedio, ma anche contrastare il malcontento della popolazione che chiede pane, i sottili intrighi della sorella, la regina reggente Cersei, e gestire il sempre più crudele nipote, il re Joffrey. E per questo ha solo due aiutanti, tutt'altro che fidati: l'eunuco Varys, capo dello spionaggio, e il mercenario Bronn.
Mentre Robb Stark vince battaglia su battaglia, seguito indirettamente dalla sorella Arya, che cela la propria identità dietro a quella di una semplice servetta della fortezza di Harrenhall, qualcun altro, qualcuno che egli riteneva un fidato amico, comincia a pretendere un posto nel gioco del Trono: è Theon Greyjoy, che comincia a mettere sotto la propria mano il Nord sguarnito di soldati, con i suoi Uomini delle Isole di Ferro. La sua sete di potere e vendetta andrà a fargli incrociare la strada di Bran Stark, il quale scopre poco a poco la verità sulle sue visioni e i suoi 'Sogni di Lupo'. Ma chi è, in realtà, il Corvo a Tre Occhi che spesso lo accompagna in tali sogni? E potrà essergli utile nel pericolo?
Oltre la Barriera, Jon Snow e un gruppo di Guardiani della Notte avanzano nella Foresta Stregata per cercare di scoprire quale sia il progetto di Mance Rayder, il Re Oltre la Barriera, a capo di un esercito di Bruti. Una nuova minaccia per gli ignari Sette Regni concentrati sulle loro guerre interne, insieme a quei misteriosi esseri dagli occhi azzurri che hanno cominciato a tornare dalle tenebre.
Lontano da tutto questo, Oltre il Mare Stretto, Daenerys Targaryen, ultima discendente della dinastia che in origine sedeva sul Trono di Spade, cerca di chiedere aiuto agli stregoni della città di Qarth per ottenere delle navi che possano portarla sul continente occidentale e riconquistare ciò che le spetta di diritto. Ma il prezzo è alto, c'è chi la copre di doni, ma in cambio vorrebbe uno dei suoi draghi. Quanto potrà resistere alle richieste di un mercante interessato alle sue creature e alla magia degli stregoni dalle labbra blu?

Ogni volta che finisco queste sintesi tiro il fiato...uff, il peggio è passato.

Dunque dunque...che dire, questo libro mi è piaciuto un po' meno degli altri. Certo c'è azione, molta azione rispetto ai precedenti, e qualche pezzo che ti fa accapponare
la pelle...ma per il resto, certi difetti dell'opera di Martin si fanno sentire. Un esempio? La narrazione non costante. Si comincia con un personaggio che sta facendo una data cosa, si continua con un excursus di due pagine su vita morte e miracoli di un qualsiasi aspetto del luogo in cui si trova o dell'oggetto che sta usando e poi, quando ti eri scordato di quel che stava facendo il personaggio causa excursus chilometrico, ecco che spunta di nuovo e si ricomincia la narrazione vera e propria. E' un elemento che appensantisce notevolmente la lettura, una delle cose per cui raramente ho tirato fuori questo libro dalla borsa quando uscivo dall'università e tornavo a casa in autobus (a parte la mole, ma non mi posso lamentare visto che il terzo volume è lungo 1213 pagine). Lo stile comincia ad uniformarsi, non come prima quando dipendeva dal personaggio che si seguiva. Si, Tyrion è sempre un po' più leggero e divertente degli altri, ma anche lui comincia ad assumere uno stile grave. Sarà forse per gli eventi sanguinosi che testimonierà. In ogni caso, ancora i suoi dialoghi con Varys o Bronn fanno sorridere. Oppure le sue salaci battute come questa:

"Non sto affatto minacciando il re...Sto educando mio nipote. Bronn, Timett: la prossima volta che ser Boros apre bocca...sgozzatelo. Ecco ser Boros, questa è una minaccia. Capito la differenza?"

                                                            

Che poi questo dialogo sia riferito a Joffrey, è ancora meglio. Il re ragazzino si fa parecchio odiare, ma qualche soddisfazione, a parte quella qui sopra, Martin la da, al suo lettore, come quando ad un certo punto, seduto sul Trono di Spade, Joffrey si ferisce una mano con una delle lame che compongono lo scomodo sedile e grida un "Mammaaa" degno di un bimbetto di tre anni. Visto che è un pezzo in cui c'è un po' di confusione, i personaggi presenti non si rendono conto dell'umiliante avvenimento, ma il lettore si, e se la gode che è una meraviglia.
Come avevo immaginato, più spazio viene dedicato sia a Daenerys che a Jaqen H'ghar. Entrambi mi son piaciuti moltissimo, sono in quelle parti che ti fanno accapponare la pelle. C'è un capitolo del libro in cui appare la Regina dei Draghi che è pieno, ma dico PIENO, di visioni. E alcune sono cose che so accadranno nei prossimi libri. Altre sono ancora misteriose e sto cercando di comprenderle. Quando l'ho letto ero talmente folgorata che ho chiamato la mia amica Chris e beh, per buona parte del tragitto in autobus e in macchina abbiamo parlato di quanto Martin in certi pezzi sia semplicemente geniale. Ti insinua piccoli elementi essenziali per capire il successivo corso degli eventi senza che neanche te ne accorgi. Dopotutto, lui stesso ha ammesso di aver già messo nei suoi libri gli indizi per capire chi alla fine siederà sul Trono di Spade. Ha anche detto che alcuni dei suoi lettori ci sono arrivati, ma non  vuole cambiare il finale, in ogni caso. Beh, io per certe cose la mia idea me la sono fatta...ma quanto a sapere se sono vere o no, dobbiamo solo aspettare che l'uomo con il cappello da marinaio pubblichi qualcosa di nuovo. E che scriva con il suo ritmo! Altrimenti, ha già detto quel che farà:


Per quel che riguarda Jaqen H'ghar, e quindi Arya, ecco un altro duetto inquietante e perfetto. Il misterioso assassino di Lorath che aiuta la piccola Stark a eliminare qualche 'nome dell'odio' è semplicemente affascinante, ha la grazia e la cortesia del perfetto serial killer insospettabile, con quel suo strano modo di parlare in terza persona e quei modi che, rispetto a quelli dei suoi non meno pericolosi compagni d'arme, appaiono quelli di un gentiluomo inglese. Ed è anche generoso, a modo suo, ma il perché non ve lo dico. Spero davvero che torni nella saga, mi mancherà.

                                                 

Un nuovo personaggio che viene introdotto e che ruba la scena a molti è la donna guerriera Brienne di Tarth. Era apparsa alla fine de Il Regno dei Lupi, e ora ce la ritroviamo in tutti i capitoli legati a Catelyn Stark. Brienne mi piaceva già nella serie. Devo ammettere che ho un debole per le donne guerriere, la sua figura in particolare ricorda un po' quella di Eowyn di Rohan nel Signore degli Anelli, anche se è molto diversa nel fisico e non è del tutto priva di una certa innocenza, cosa che invece Eowyn non ha. Brienne è quell'ultimo, quell'emarginato nella società per una sua qualche caratteristica, al quale ti affezioni, per il quale sei pronto a dare la mano purché lo scrittore sadico non te lo ammazzi. Beh, speriamo che non lo faccia, perché mi ci sto affezionado sempre di più. A proposito, dimenticavo lo schemino dei morti, quasta volta non troppo numeroso:

Stark: 0
Lannister: 1 (non troppo importante, ma c'è) + ? (Tyrek scompare nei tumulti di Approdo del Re, non si sa se sia vivo o morto)
Baratheon: 1
Targaryen: 0
Tully: 0
Guardiani della Notte importanti: 1

Finita la parentesi del necrologio, mi sembra che io abbia detto tutto. Gli altri personaggi hanno una valutazione costante. Jon Snow è il solito ragazzino, viene schiacciato da Qhorin il Monco (la cui morte mi ha fatto scendere una lacrimuccia), e Robb Stark non appare e non posso quindi sbraitare contro di lui. Jaime Lannister continua ad essere un perfetto farabutto...ma per fortuna (o sfortuna?) ho già visto la terza stagione e so che nella prossima recensione vi canterò le sue lodi.
Valuto questo libro: 7/10

Dopo aver terminato questo libro, ho fatto una breve disintossicazione da Trono di Spade. Ho finito il primo volume della Saga dei Mercanti di Borgomago di Robin Hobb, La Nave della Magia e iniziato il secondo, La Nave della Pazzia, finito anche uno strano romanzo fantascientifico dal titolo Nelle Pieghe del Tempo, di Madeleine L'Engle, e La Vera Storia di Capitan Uncino di Pier Domenico Baccalario. L'altro giorno ho cominciato Tempesta di Spade. In questi giorni, vi pubblicherò le recensionidegli altri libri che ho finito. Un po' di pazienza...devo anche studiare!!

Non mi resta altro che augurarvi ancora buon anno e buone letture...a presto! ;)

                                                    







mercoledì 31 dicembre 2014

2015

E così, anche il 2014 se ne va. La cosa mi sorprende, non mi ero ancora abituata del tutto al pensiero: siamo nell'anno 2014. Sarà che questo è stato un anno particolare. A partire da aprile le cose si sono concatenate velocemente, troppo velocemente, in un modo che poteva essere migliore. Probabilmente, non mi mancherà, il 2014.

Certo, ho versato tante lacrime, ma ho anche scoperto qualcosa: il valore dell'amicizia. Non che non lo conoscessi prima. Ma quest'anno più che negli altri mi sono resa conto di quanto io abbia trovato due persone diverse da me in certi aspetti, simili in altri, ma con le quali vado d'accordo e ho un rapporto come mai mi è capitato prima, un rapporto che cresce ogni giorno grazie alle esperienze che facciamo insieme, le battute, i deliri, le cavolate, il tè, i film, i libri scambiati. Quest'amicizia mi fa pensare a un bel fiore, curato ogni giorno con amore. Beh, grazie ragazze, per aver reso questo 2014 migliore, per essere state tra quelle persone (e che persone) che ci hanno messo un po' di felicità e risate, per avermi sostenuta nella tempesta. Non vedo l'ora di ritrovarci domani pomeriggio per il nostro primo tè dell'anno. Il tè della fortuna, chissà.

Cari lettori, anche a voi auguro un felice 2015, all'insegna della gioia e dell'amore. Pur nelle difficoltà, perché quelle, non mi illudo, ci sono sempre. Un caldo abbraccio,
                     
                                                                                                                      Ko

                                             

mercoledì 3 dicembre 2014

A volte, penso che con tutte le cose che vedo sull’autobus dovrei scrivere un libro. Sono ormai più di due anni che lo prendo regolarmente, e, dato che mi piace guardare le persone, o almeno, stare attenta a ciò che mi circonda, ne ho viste. Spesso, ve le racconto qui su questo blog, altre volte le tengo per me. Come l’uomo che, notando il mio colorito pallido, mi ha detto di smetterla di stare sui libri e andare al mare, qualche mese fa.

Ieri sera, ho visto un’altra di quelle cose che non possono lasciarmi indifferenti. La verità, l’ho vista per il trambusto che ha creato, perché stavo leggendo un capitolo del Trono di Spade dopo una giornata lunga, l’ennesima giornata lunga che ti lascia affamata e con l’unica volontà di un bel letto caldo e un buon capitolo dell’uomo con il cappello da marinaio, sperando che non ammazzi nessuno. Il controllore sale, sono costretta a mollare il libro per prendere l’abbonamento e mostrarglielo. Fuori, fa freddo, dopotutto siamo ai primi giorni di dicembre. C’è chi ha già messo le decorazioni natalizie, fuori dal negozio. Tutto a sue spese, perché quest’anno ancora una volta il comune sembra aver deciso di non addobbare le strade di Sassari. Dopo aver mostrato l’abbonamento, metto tutto a posto e ricomincio a leggere di draghi e stregoni dalle labbra blu. Finché non sento il controllore dire: “Io la faccio scendere!” Alzo lo sguardo e noto che tutti sono girati verso gli ultimi tre posti, quelli isolati da tutto e da tutti che spesso sono occupati da una coppietta intenta a sbaciucchiarsi. Mi giro. E vedo un barbone dalla lunga barba grigia, gli abiti lisi, troppo grandi sul corpo ossuto. Ha la faccia di chi aveva trovato il paradiso, se lo è goduto per cinque minuti e poi è stato spedito all’inferno con un biglietto di sola andata. A gran voce, il controllore chiede all’autista di aprire la porta. Il barbone non protesta neanche. Forse, è troppo abituato ai rifiuti, agli sprezzi, per protestare. L’autista si ferma e apre la porta. Il barbone esce, senza una parola. Ma, mentre l’autobus riprende la sua corsa verso Via Saragat, intercetto il suo sguardo. Sfatto, stanco, due occhi scuri infossati nei quali al tempo stesso si mescola la rassegnazione e una sorta di muta rabbia. Verso cosa? Verso quel controllore senza cuore, che molto probabilmente ad un gruppo di Rom li avrebbe lasciati in pace mentre a lui lo ha mandato fuori senza tante cerimonie, ributtato al freddo come si porta un vecchio materasso sfondato alla discarica? Verso questa società del cavolo, che ti ruba tutto quando hai meno di niente, nella quale chi è ultimo rimane ultimo, in barba a quel che diceva colui per il quale molti si dicono cristiani e vanno in chiesa, forse quello stesso controllore lo fa? Oppure verso noi? Perché ora vi sto raccontando questo, ma la verità è che non ho mosso un dito. Continuo a ripetermi che ero stanca morta e sul momento non ho capito quel che accadeva, ma ho paura che siano solo scuse che mi sto dando per mettermi la coscienza a posto. Una signora ha detto al controllore, dopo che è finita, che glielo avrebbe pagato lei, al barbone, il biglietto, e che poteva chiedere ai passeggeri, vista la situazione. Il ligio uomo con una casa calda e accogliente l’ha semplicemente ignorata.

Siamo nel periodo natalizio, e come ogni anno questo periodo non riesce a non lasciarmi un che di amaro in bocca. Come l’inverno. Ogni anno, non posso far altro che pensare che c’è chi lo trascorre fuori, al freddo, senza la possibilità di mettersi vicino ad una stufa. Conosco un chitarrista rumeno che trascorre le sue notti, finché non lo cacciano, al triage dell’ospedale, bevendo caffè caldo con le monete che è riuscito a racimolare in giornata, grazie alle ballate che parlano dei suoi viaggi in Spagna, con i suoi amici gitani, oppure della moglie che ha lasciato in Romania. Non posso anche far altro che pensare a cosa ci sia dietro un barbone. Un uomo, un semplice uomo che un tempo è stato bambino, poi ragazzo, poi adulto. Le circostanze, poco importa quali siano state e se fosse colpa sua o no, lo hanno portato in una condizione in cui non hai niente. Immaginatevi di non avere casa, di non possedere neanche i soldi per comprarvi un panino alla Conad. E’ una povertà materiale che mi da i brividi, che abbruttisce. E il disprezzo degli altri, lo sguardo degli altri, di chi ti evita, di chi ti sbatte fuori, di chi ti sbeffeggia, perché ci sono ragazzini che se la prendono pure con i barboni, quello è una ferita nell’anima, l’ennesima, l’ultima degradazione, perché è quella che ti toglie la tua umanità spirituale. Ecco cosa ha fatto il controllore oggi, ha tolto la sua umanità ad una persona. Una persona che chissà, magari una volta, in un tempo migliore, senza quella barba e con dei bei vestiti, lo ha pure incrociato e guardato con rispetto.


Cose come quella di ieri sera mi fanno pensare che la gente non abbia cuore. Che si va sempre di più verso l’indifferenza, qualcosa che mi disturba e mi fa arrabbiare. Però, bene o male, poi c’è un qualche ricordo che mi da speranza. Proprio ieri sera, R. mi ha detto: “Ciao Ko, ci si vede domani, oggi esco prima da lezione perché sono di servizio alla mensa dei poveri”. Bravo R. Se fossimo tutti come te, molto probabilmente il mondo sarebbe migliore. Perché, tutto sommato, chi se ne frega che hai dato solo quattro esami fino ad ora. E’ quel che hai dentro, che conta, non i tuoi crediti universitari. L’umanità che ridoni alla gente comportandoti come se vestissero abiti buoni e stessero al ristorante più prestigioso del mondo, non alla mensa dei poveri.